Cinema

Tra “Loro” e “Lui” ci siamo Noi

La prima parte dell'atteso film di Paolo Sorrentino su Berlusconi. La corte di faccendieri e olgettine, il finto eden dove Silvio tenta di riconquistare la moglie delusa

Tra “Loro” e “Lui” ci siamo Noi

LORO 1. Diretto da Paolo Sorrentino. Interpretato da Toni Servillo, Riccardo Scamarcio, Euridice Axen, Elena Sofia Ricci, Fabrizio Bentivoglio, Kasia Smutniak, Dario Cantarelli, Anna Bonaiuto, Giovanni Esposito, Roberto De Francesco, Ugo Pagliai. Drammatico. Italia-Francia

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Superata dalla realtà, la fantasia fa ricorso alla propria insita capacità di creare (o ricreare) tutto ciò che non è direttamente documentato dai filmati della cronaca (o della storia ufficiale). Paolo Sorrentino, Oscar per “La grande bellezza”, immaginifico creatore di intriganti allestimenti, ha prediletto – dal suo debutto nel 2001 con “L’uomo in più” al recente e televisivo “The young pope” del 2016 – l’inserimento nelle trame dei suoi film di elementi di veridicità, avendo poi anche affrontato in pieno un personaggio storico, Giulio Andreotti, con “Il divo” del 2008.

Tocca adesso a un’altra personalità autentica, Silvio Berlusconi, entrare nella galleria dei soggetti di Sorrentino, che sceglie un periodo dal perimetro preciso: quando l’ex premier ha 70 anni, quindi nel 2006, dopo che ha perso di misura le elezioni, ma si trova di fronte una coalizione vincente di centrosinistra dai numeri talmente risicati da causarne la caduta nel 2008. Con Berlusconi pronto a tornare in auge, però costretto ad arrendersi tre anni dopo per la pressione della crisi economica internazionale. E ancor oggi, forse sorprendendo i progetti dell’autore, l’attualità incalza e non ha perso vigore la passione politica tra detrattori e sostenitori dell’ex premier.

Vero è che anche “Il divo” uscì quando Andreotti era ancora in vita, tuttavia già novantenne e ormai oggettivamente non più in prima linea negli intrecci politici. Berlusconi invece è un pimpante 81enne, leader politico a pieno titolo, forse definitivamente lontano dai ruoli istituzionali, tuttavia capace di prendersi e riprendersi la scena a piacimento (recentissime le sue “performance” alle consultazioni al Quirinale o alle elezioni in Molise) con risvolti futuri ancora ipoteticamente imprevedibili.

Un film ai giorni nostri su Berlusconi, quindi, potrebbe far pensare a un’opera militante, pur nella sua visione allegorica del potere, come “Il caimano” (2006) di Nanni Moretti. Se fosse così – ma non sembra affatto – si saprà solo dopo la visione completa di “Loro”. Com’è noto, infatti, Sorrentino ha voluto che il suo nuovo film venga distribuito in due parti (va ricordato almeno l’illustre precedente di “Novecento” di Bernardo Bertolucci), seguendo palesemente una narrazione ampia, tipica delle attuali grandi serie televisive contemporanee, che per molti (giustamente) sono puro cinema a tutti gli effetti.

In ogni caso, la prima parte di “Loro” non si può definire un film su Berlusconi, o meglio “soltanto” su Berlusconi. Sorrentino è un autore assai attento, oltre che alla direzione, anche alla scrittura: è, infatti, lo sceneggiatore assieme a Umberto Contarello. E già il titolo è indicativo: non si personalizza (“Il divo”, “Il caimano”) il protagonista, che nel film viene chiamato “Lui”, ma il titolo indica un’entità collettiva. Inoltre, nello svolgimento cinematografico, per oltre un’ora – come se fosse la prima puntata di una serie tv – “Lui” è soltanto evocato. Qui il vero protagonista è, invece, il giovane e spregiudicato Sergio Morra, un arrampicatore di Taranto (chi segue le vicende giudiziarie di Berlusconi può presumere di identificarlo nella realtà), avvezzo a corrompere con tangenti “in natura”, attraverso le grazie di disponibili fanciulle. Ma la provincia pugliese sta stretta a Morra e alla sua altrettanto spregiudicata compagna Tamara che sa farsi desiderare da un ex ministro vicino a “Lui”. Nasce così il fin troppo cinico e disinvolto progetto di conquistare i potenti, “Loro” (e “Lui”), puntando sulla lussuria e trasferendo a Roma una gran quantità di ragazze. E se “Lui” non sta a Roma perché è in vacanza in Sardegna, allora diventa necessario “invadere” la villa accanto alla sua con le suddette ragazze, vogliose di scatenarsi anche a causa del massiccio uso e abuso di stupefacenti.

L’immorale scopo di Morra è descritto, nella prima ora del film, con qualche momento volutamente disturbante, tra sesso quasi esplicito e droga a volontà, con una netta prevalenza delle ambientazioni notturne e un’abbondanza di allegorie animalesche (da una pecora intirizzita a un rinoceronte in fuga) che sono ormai una cifra stilistica di Sorrentino. Con in più l’esplosione, al centro dei Fori romani, di un compattatore di immondizia che sparge poco metaforicamente il suo fetido carico.

È una sorta di ideale prosecuzione della fulminante sequenza della festa danzante all’inizio della “Grande bellezza”, qui ancor più accentuata nell’aspetto da “festino”, più orgiastica che seducente, ma vista con straniamento, con un distacco quasi da entomologo al punto che appare perfino uno specialista che illustra freddamente gli effetti di certe droghe sintetiche sulla libidine. Con esatta collocazione “a specchio”, questo mondo “infernale” di velleitario mercimonio si riflette nel “paradiso” assai artificiale della villa in Sardegna di “Lui”, Silvio. Ora le sequenze diventano quasi tutte diurne, con campi lunghi dove prevalgono il verde dei prati e il blu del mare. Anche il protagonista di questo segmento, Silvio, ha un obiettivo, ma più ameno di quello di Morra: farsi perdonare le sue “scappatelle” dalla moglie Veronica, riconquistarla, ora che – come lei stessa dice – non ne fa più una questione di gelosia ma di dignità.

Silvio persegue lo scopo con un pizzico di noia e di svagatezza; in realtà è più appassionato del suo Milan, delle sue tv, e ha un unico vero cruccio: non capisce perché non è amato, dalla moglie e da tutti, lui che si è fatto da solo e invece è stato rimandato all’opposizione. Adesso le situazioni metaforiche sono minime, riassunte dalla presenza di un personaggio vestito di bianco, eternamente al fianco di Silvio. La riconquista di Veronica sembra a portata di mano, galeotta la loro canzone del cuore, “Domenica bestiale”. E se non è repertorio del fedele Apicella, nessun problema per Silvio: può convocare l’autore in persona, Fabio Concato. L’idillio sembra completo… ma arriva l’eco dell’allegro caos tentatore della villa accanto.

“Loro 2”, quindi, ci farà assistere all’incontro tra gli abissi degli ambiziosi e il finto eden berlusconiano. Con le ulteriori mosse delle figure che si aggirano nella “terra di mezzo” (in testa l’ex ministro). Solo allora il giudizio sul film potrà essere completo. Intanto va sottolineato che la confezione della messa in scena di Sorrentino è impeccabile: fotografia di Luca Bigazzi, montaggio di Cristiano Travaglioli, musiche di Lele Marchitelli, scene di Syefania Cella, costumi di Carlo Poggioli.

E l’interpretazione è da applausi, non solo per la riuscita identificazione non meramente imitativa di Toni Servillo in Silvio, ma per le belle prove di un ampio e valido cast, capeggiato da Riccardo Scamarcio (Morra), con le individualità di spicco, grazie alle maggiori sfaccettature dei ruoli, di Fabrizio Bentivoglio (l’ex ministro), Euridice Axen (la compagna di Morra), Kasia Smutniak (Kira, la “regina” delle escort), Elena Sofia Ricci (la dolente Veronica), e tanti altri ben diretti e bene in parte, fin nelle minuzie, come Ugo Pagliai che reinterpreta (nelle tv nella villa) Mike Bongiorno.

Si avverte, nel bilancio di questa prima parte, l’incombenza di due “loro”: lor signori potenti e quei provinciali affamati di cupidigia. A guardarli siamo “noi”, gli spettatori. E finora non proviamo empatia né per gli uni né per gli altri.

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