Pisapia apre dialogo con Renzi

Centrosinistra, Prodi garante della coalizione

Leader Pd, pari dignità.Ex sindaco chiede segnali. Resta nodo Ap

Centrosinistra, Prodi garante della coalizione

Il disgelo è avviato: Giuliano Pisapia apre il dialogo con il Pd per la coalizione. Prima una telefonata di Romano Prodi, che lo incoraggia ad "andare avanti nel tentativo di ricostruire il centrosinistra". Poi un incontro "molto positivo" con Piero Fassino e Maurizio Martina, presente Bruno Tabacci. E' questo l'uno-due che apre il confronto. Il Pd mette sul tavolo l'apertura a modifiche al Jobs act, l'impegno su ius soli e biotestamento, nonché sui superticket in manovra. Pisapia chiede "un segnale forte di un cambio di rotta", il no alla destra di Ap in coalizione e un "garante" del patto di coalizione, che potrebbe essere lo stesso Prodi. Su questi temi sarà il confronto: dall'esito, dicono i pisapiani, non scontato. L'annunciato incontro tra il "mediatore" Fassino e il leader di Campo progressista avviene in mattinata a Milano, prima che entrambi prendano parte a una manifestazione per la candidatura di Giorgio Gori in Lombardia.

Il sindaco di Bergamo è sostenuto da Pd e Cp, non da Mdp. E' questo lo schema che potrebbe essere replicato a livello nazionale. Fino all'ultimo, come auspica Pisapia, il Pd terrà aperto il confronto con i bersaniani. Ma Mdp, che domani aprirà il percorso verso la lista unitaria con Si e Possibile, nota che segnali positivi concreti ad ora non ci sono: sulle pensioni Speranza aveva chiesto un segnale che "non è arrivato" e Mdp già annuncia che si mobiliterà con la Cgil. Anche Campo progressista fa sapere che misurerà le possibilità di un'intesa con il Pd alla prova dei fatti. Ma la novità è che il confronto, benedetto da Romano Prodi (in mattinata telefona a Pisapia, nel pomeriggio è a un convegno a Roma con Paolo Gentiloni) si apre. Pisapia e Tabacci da un lato, Fassino e Martina dall'altro, trovano un'intesa sul metodo. I Dem mettono sul piatto l'impegno a varare lo ius soli entro la legislatura, un'apertura a modifiche al Jobs act (già in manovra un intervento sui risarcimenti) e ai superticket. Martina in settimana riunirà il tavolo Pd sul programma, per rilanciare anche su temi come ambiente e sociale.

E su questi temi ci si tornerà a confrontare con Cp, forse già giovedì. Se - "e non è detto" - un accordo con il Pd ci sarà, l'idea dei pisapiani è costruire non una lista civetta ma un soggetto "forte" delle adesioni dei prodiani (Pisapia sarà domani a Bologna con loro), dei Radicali, magari i Verdi. Ma sul piano politico restano nodi che rischiano di far incagliare l'intesa. Una condizione su cui l'ex sindaco non sembra voler transigere - e che potrebbe essere accolta - è tenere fuori Ap dalla coalizione. Ma Lorenzo Guerini, che lavora per affiancare al Pd un soggetto di centro, in giornata sente Angelino Alfano. L'altro nodo irrisolto è la leadership. "Non può essere il leader della coalizione chi è stato divisivo in questi anni", dice da Cp Marco Furfaro, alludendo a Matteo Renzi. E Pisapia a Fassino e Martina chiede quantomeno un "garante" della coalizione. Un "padre" alla Prodi. O, negli auspici di qualche esponente di Cp, un'altra personalità che poi sarebbe il naturale candidato premier. In questa 'versione', un commissariamento di fatto che Renzi potrebbe non accettare.

"Ognuno metta il suo pezzo per l'unità", invoca Walter Veltroni. E dalla minoranza Pd Andrea Orlando chiede a Mdp di non alzare l'asticella con proposte da "Pci". Quanto ai Dem, il ministro paventa il rischio che il dialogo con Pisapia possa naufragare per colpa di qualche "fesso", come quelli che l'anno scorso alla Leopolda, evento in programma tra una settimana, "gridavano 'fuori fuori'" all'allora minoranza.

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