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Gasolio rubato in Libia: gli indagati

I nomi dell'operazione "Dirty Oil" della Guardia di Finanza. Non si possono escludere proventi all'Isis

Gasolio rubato in Libia: gli indagati

Nell'inchiesta 'Dirty oil', sono indagate 50 persone, una decina delle quali titolari di rifornimenti di carburante nella provincia di Catania. Il gasolio libico, trafugato dalla National Oil Corporation (Noc), la compagnia petrolifera nazionale della Libia, sarebbe stato riciclato e immesso, all'insaputa dei consumatori finali, anche nei distributori stradali. Il traffico riguarda gasolio da bunkeraggio, ossia destinato al rifornimento di carburanti o combustibili, di unità navali e, dopo miscelazioni in uno dei depositi fiscali della Maxcom di Augusta, Civitavecchia (Roma) e Venezia, sarebbe stato immesso nel mercato italiano ed europeo - Francia e Spagna in particolare - a un prezzo similare a quello dei prodotti ufficiali pur essendo di qualità inferiore. Secondo quanto accertato, l'associazione, alla quale è stata anche contestata l'aggravante mafiosa per la presenza di Nicola Orazio Romeo, ritenuto vicino alla famiglia mafiosa dei Santapaola - Ercolano, si sarebbe avvalsa anche dell'opera di miliziani libici armati dislocati nella fascia costiera confinante con la Tunisia. In un anno di indagini i militari del Nucleo di Polizia Tributaria della Guardia di Finanza di Catania sono riusciti a documentare dettagliatamente oltre 30 viaggi in nave.

"Non possiamo escludere che parte dei proventi di questi traffici illeciti sia andata all'Isis, ma non ne abbiamo evidenza. L'unica cosa di cui abbiamo evidenza è che nel passato nei territori controllati da queste milizie dedite anche a questo contrabbando vi erano anche soggetti dell'Isis". Lo ha detto il Procuratore della Repubblica a Catania Carmelo Zuccaro parlando con i giornalisti in merito all'operazione 'Dirty oil'

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