Messina

Il Ponte è la sfida
del nuovo gruppo FS-Anas

L’amministratore delegato delle ferrovie rilancia l’intenzione di riprendere il progetto. Renato Mazzoncini: «Fa parte del Corridoio ferroviario e va realizzato come le altre grandi opere»

Il Ponte è la sfida  del nuovo gruppo FS-Anas

Fanno scalpore le dichiarazioni di Renato Mazzoncini. Come anticipato ieri dal nostro giornale, l’amministratore delegato del Gruppo FS, l’holding che acquisirà entro la fine del 2017 anche l’Anas, in un’intervista rilasciata all’inserto economico del Corriere della Sera, ha ribadito che «il Ponte sullo Stretto va fatto» e che il progetto deve essere riproposto non più come opera stradale ma come grande infrastruttura ferroviaria.

Ecco cosa risponde Mazzoncini alla domanda di Francesca Basso e Daniela Polizzi sul gap infrastrutturale tra Nord e Sud: «Non c’è dubbio. Ma in termini di pianificazione, i Corridoi sono indistintamente al Nord e al Sud. Che poi la costruzione sia iniziata dal Nord dipende più da un fatto di domanda di trasporto. Ma abbiamo cominciato anche con le infrastrutture al Sud: è partito il cantiere della Napoli-Bari e sono stati stanziati 10 miliardi di euro di investimenti in Sicilia per il triangolo Messina-Catania-Palermo. E anche la linea passante di Palermo è in fase di ultimazione. Il Ponte di Messina – aggiunge l’amministratore delegato delle Ferrovie – secondo me va fatto. Non c’è motivo per non completare il Corridoio. Il problema del Ponte è il modello di project financing: è sbagliato pensare che possa essere finanziato al cento per cento dai privati. Fa parte del Corridoio ferroviario perciò va finanziato con gli stessi criteri. Bisogna capire come farlo rientrare nei Corridoi ferroviari europei dal punto di vista normativo». Per quel che riguarda i costi, secondo Mazzoncini, la grande infrastruttura sarebbe assolutamente realizzabile, con una spesa (poco meno di 4 miliardi di euro) anche inferiore a tante altre opere programmate per i prossimi anni, dal traforo del Brennero alla Gronda di Genova.

Sarà, dunque, il Gruppo Ferrovie-Anas a intestarsi di nuovo la sfida del Ponte che, dopo la decisione del governo Monti, sembrava fosse cancellata dall’agenda comunitaria e nazionale. E in quest’ottica vanno riprese anche le dichiarazioni rilasciate ieri a Cernobbio dal ministro dei Trasporti e delle Infrastrutture Graziano Delrio. «Sulla fattibilità del Ponte sullo Stretto – ha dichiarato l’esponente del governo Gentiloni – noi abbiamo sempre detto che avremmo studiato il Corridoio Napoli-Palermo che oggi è un Corridoio europeo non completato. Quindi dentro questo lavoro che stiamo facendo ci sta anche l’analisi di fattibilità riguardante lo Stretto». Dichiarazioni fatte a margine del Forum Conftrasporto di Cernobbio e alle quali il ministro ha aggiunto un’altra considerazione: «Quando avremo finito di fare le analisi, come abbiamo fatto anche per la Torino-Lione, daremo alla discussione pubblica le soluzioni alternative e possibili fra cui certamente c’è anche quella del Ponte».

È evidente che il tema sia tornato alla ribalta perché siamo nel bel mezzo di una nuova lunga stagione elettorale, e lo dimostrano le varie prese di posizione strumentali dei partiti e dei candidati alla presidenza della Regione siciliana. Ma Mazzoncini non è un politico, è un tecnico ed è il manager che guida il Gruppo industriale da cui dipenderanno, dopo l’integrazione tra FS e Anas, tutte le infrastrutture del Paese. E, dunque, le sue parole pesano.

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