Giudiziaria

“Fehida”, la Cassazione accoglie il ricorso della Procura generale

Dieci persone appartenenti alle cosche di ’ndrangheta di San Luca dovranno adesso ritornare in carcere. Tutti coinvolti nell’inchiesta sulla guerra intestina tra “Pelle-Vottari” e “Nirta-Strangio”

“Fehida”, la Cassazione accoglie il ricorso della Procura generale

 La Corte di Cassazione ha dato ragione alla Procura Generale di Reggio Calabria. Esiste un reale e concreto pericolo di fuga e, pertanto, va ripristinata la custodia cautelare in carcere nei confronti di Domenico Pelle, Emanuele Biviera, Domenico Mammoliti, Giuseppe Biviera, Michele Carabetta, Vincenzo Biviera, Antonio Giorgi, Giuseppe Pugliesi, Antonio Vottari e Raffaele Stranieri.
I dieci sono imputati nel troncone che si celebrando con il rito abbreviato del processo “Fehida”, con una condanna a pene fino a otto anni di reclusione, ma erano stati scarcerati alcune settimane prima della conferma della sentenza d’appello, per decorrenza massima di due anni dei termini di fase.
Prima il Gup Distrettuale e
poi la Corte d’Assise d’Appello
di Reggio Calabria li ha riconosciuti
quali appartenenti ad
una associazione stampo mafioso,
nell’ambito dell’i n c h i esta
sulla faida di San Luca, eseguita
contro le opposte consorterie
della ‘ndrangheta dei
Pelle-Vottari e dei Nirta-Strangio,
i due gruppi criminali che
da sempre si fronteggiano per
il predominio sul territorio e
per la gestione in esclusiva dei
lucrosi traffici di droga.

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