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Sansovino, l'inchiesta prosegue spedita

Procede spedita l'inchiesta della Procura sull'incidente di martedì sulla nave Sansovino, costato la vita a tre marittimi. Grazie agli interrogatori dei compagni di lavoro delle vittime è stato possibile effettuare una prima ricostruzione dei fatti.

Sansovino, l'inchiesta prosegue spedita

Il sit in dei sindacati (foto Villari)

Sono ancora stazionarie ma molto gravi le condizioni di Ferdinando Puccio il macchinista della Sansovino intossicato dai gas letali. L'uomo è ricoverato nel reparto di Rianimazione del Piemonte in prognosi riservata, tenuto costantemente sotto controllo dai medici. Preoccupa il grave distress respiratorio. Migliorano invece le condizioni degli altri quattro feriti ricoverati al Policlinico ed al Piemonte
Intanto è entrata nel vivo l'inchiesta della Procura sulla morte dei tre marittimi della nave della Siremar Caronte-Tourist. Il fascicolo, affidato al procuratore aggiunto Scaminaci ed al sostituto Rende, è ancora contro ignoti in attesa che nei prossimi giorni vengano eseguite le autopsie. Per ora proseguono gli accertamenti tecnici dei Vigili della Fuoco sulla nave e gli interrogatori dei compagni di lavoro delle vittime da parte degli investigatori della Capitaneria di Porto. Sentendoli uno ad uno è stato già possibile mettere a posto vari tasselli e ricostruire, seppur parzialmente, cosa sia accaduto in quei drammatici minuti sulla nave Sansovino.
Sembra che il primo ad aprire il portellone della sentina sia stato il secondo ufficiale di coperta, Gaetano D'Ambra che aveva accanto a se il motorista Santo Parisi. In questa cassa finiscono residui di carburante, liquami, materiale altamente inquinante e nocivo. E' probabile che appena spalancato il portellone D'Ambra e Parisi siano stati investiti dalle esalazioni letali. I due potrebbero aver respirato idrogeno solforato ma questo sarà l'autopsia a stabilirlo. In pochi attimi perdono i sensi e finiscono nella vasca, Ad accorgersi di quanto stava accadendo è il macchinista Ferdinando Puccio lancia l'allarme e avverte il comandante della nave Salvatore Virzì ed il primo ufficiale di coperta Christian Micalizzi. I tre senza indugiare si calano nella sentina per soccorrere i compagni ma respirano anche loro i miasmi velenosi. Per fortuna nelle vicinanze c'è il nostromo Nino Lombardo che avverte il pericolo e si cala nella sentina con maschera ed ossigeno. Riesce a tirare fuori il comandante Virzi. D'Ambra, Micalizzi e Parisi sono ormai agonizzanti, moriranno poco dopo, Puccio è in condizioni disperate. Ora sarà l'inchiesta a stabilire se siano state rispettate tutte le norme di sicurezza, se hanno funzionato i piani di emergenza e se i marittimi erano equipaggiati a dovere. Rimane il grande coraggio di alcuni di loro senza il quale forse oggi il bilancio della tragedia sarebbe ancora più pesante.

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