Milano

L'ultimo saluto a Dario Fo sulle note di "Bella Ciao"

Il premio Nobel sarà sepolto nel Famedio, il pantheon dei cittadini illustri al cimitero Monumentale di Milano, vicino alla moglie Franca

L'ultimo saluto a Dario Fo sulle note di "Bella Ciao"

Il corteo funebre che accompagna il feretro  di Dario Fo  è arrivato in piazza del Duomo a Milano. In piazza ci sono alcune migliaia di persone per l'ultimo saluto in una cerimonia laica.

Dal Piccolo teatro, dove era stata allestita la camera ardente, il corteo si è snodato lungo Foro Buonaparte. Poi proprio di fronte al Castello Sforzesco giù per via Dante, la strada pedonale che unisce i luoghi storici di Milano, piazza Cordusio, piazza Mercanti e infine piazza Duomo.

Nel corteo funebre, anche le sindache di Roma e di Torino, Virginia Raggi e Chiara Appendino.

A Milano oggi è lutto cittadino, con le bandiere civiche a mezz'asta. Il figlio Jacopo ha abbracciato amici, parenti e conoscenti alla camera ardente.

La Banda degli Ottoni a scoppio accompagna il corteo che dal Piccolo Teatro Strehler di Milano a piazza Duomo. La banda degli Ottoni a Scoppio è nota a Milano e aveva già Suonato, come raccontato da loro stessi, ai funerali di Franca Rame e di Enzo Jannacci.

A ricordare Dario Fo, l'amico di una vita Carlo Petrini. "Non sarà un'orazione" funebre "perché la regia l'ha fatta lui e io, per amicizia e rispetto, devo fare la mia parte. Quindi sarà focalizzare dei momenti per me significativi ma anche raccontare quello che ha significato lui, al di là della nostra amicizia cinquantennale". Così il fondatore di Slow Food e amico fraterno di Dario Fo, Carlin Petrini , ha ricordato il premio Nobel a margine della visita alla camera ardente. Sarà Petrini a tenere l'orazione funebre dell'amico, come aveva chiesto lo stesso Fo. "Il momento più commovente che ho di Dario è quando ha fatto 'La fame dello Zanni', davanti a 7.000 contadini, pescatori, nomadi, di 150 Paesi - ha ricordato -. La maggior parte di loro non lo conosceva e quando si interruppe la traduzione e cominciò il grammelot, lo guardavano estasiati, poi cominciarono a capire. E alla fine fu una apoteosi di applausi". La cultura orale contadina "ha trovato in lui la saggezza di poter esprimere, attraverso un linguaggio immaginifico, quello che nessuno di noi riesce a dire se non con 10/20 traduzioni", ha concluso.
 

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