Reggio Calabria

Antonio Pelle, il boss latitante scovato... in casa

Il blitz della Squadra Mobile di Reggio ha stroncato la fuga del capo della cosca “Vancheddu” di San Luca. Nel 2011 evase dall’ospedale. Il nascondiglio era stato ricavato in un bunker sottotetto. Deve scontare 20 anni di galera

Antonio Pelle, il boss latitante scovato... in casa

L’indomabile. Per le ’ndrine rivali di San Luca e per lo Stato. Anche tratti da leggenda nei cinque anni di latitanza vissuti dal boss Antonio Pelle (ramo “Vancheddu”), 54 anni, con un ruolo da spietato stratega nella guerra infinita intercorsa tra l’asse “Pelle-Vottari” contro il cartello “Strangio-Nirta” culminata nella mattanza di Duisburg (notte di Ferragosto 2007).

Ad elevare il suo profilo criminale, ben al di là di un posto tra i 100 latitanti più pericolosi a livello nazionale, concorrono svariati episodi. Il più recente proprio ieri, il giorno della cattura: Antonio Pelle è stato stanato in un bunker costruito a casa propria, in contrada “Ricciolio” di Benestare, minuscolo paesino della Locride aspromontana a metà strada tra il feudo San Luca e Bovalino. Coincide, però, con l’evasione da film hollywoodiano la pagina simbolo dello strapotere criminale che gli apparteneva: era il 14 settembre 2011 quando il boss, agli arresti ospedalieri a Locri per guarire da un’avanzata forma di anoressia, svanì nel nulla, beffando i controlli - saltuari - delle forze dell’ordine. Ancora più diabolica la strategia utilizzata per guadagnarsi il ricovero: una complicità in carcere, l’arrivo di medicinali per dimagrire a dismisura, la perizia dei consulenti della Corte d’Assise di Reggio che indicava «l’incompatibilità con il regime carcerario» e la decisione di trasferirlo all’ospedale di Locri. Dove arrivò in barella (aprile 2011), ma scappò cinque mesi dopo.

In carcere Antonio Pelle era finito dopo una precedente fase trascorsa alla “macchia”, iniziata il 17 settembre 2007 per sottrarsi al fermo disposto dalla Procura distrettuale antimafia di Reggio che rispose alla strage di Duisburg (indagine “Fehida”) per fermare chi a San Luca da anni continuava a fronteggiarsi tra agguati e vendette. Latitanza che all’epoca (il 16 ottobre 2008) fu stroncata sempre dalla Squadra Mobile di Reggio che lo agguantò all'interno di un bunker ad Ardore, dove tra mille comfort i picciotti dei “Vancheddu” gli avevano addirittura ricavato una mini serra per la coltivazione della marijuana.

I suoi uomini lo chiamavano “la mamma”, che in gergo mafioso significa tanto, forse il massimo. Così i fedelissimi del suo clan, con la voce strozzata dal dolore, gli comunicavano che a Duisburg in Germania erano stati uccisi «sei dei nostri». Una strage che ha fatto il giro del mondo, pianificata e costruita per vendicare il blitz del Natale (2006) quando la faida di San Luca fu bagnata anche dal sangue di una donna (Maria Strangio), mentre un angioletto di pochi anni rimase ferito dalla grandinata di fuoco.

«L’abbiamo cercato dappertutto e l’abbiamo trovato a casa. A conferma che i capi cosca della ’ndrangheta reggina non rimangono mai fuori dal proprio territorio; e se lo fanno accade solo saltuariamente» ha spiegato ai cronisti il procuratore Federico Cafiero de Raho.

«Uno straordinario risultato della “Squadra Stato”» ha commentato il questore di Reggio, Raffaele Grassi. «Da mesi gli davamo la caccia, non solo a casa sua. Dov’era? In un nascondiglio di gran pregio» analizza il capo della Squadra Mobile reggina, Francesco Rattà.

Diabolico, oltre che spietato, Antonio Pelle. I poliziotti della sezione “Criminalità organizzata” della Squadra Mobile di Reggio l'hanno trovato in un bunker sottotetto, una stanzetta in miniatura dove era stata sistemata una brandina per le notti. Gli agenti hanno lavorato per tre ore prima di individuare l’anfratto segreto. Sapevano che stava lì, erano certi di aver avvertito la sua presenza nella villetta di “Ricciolio”.

All’alba di ieri si decide per l’azione. Scatta un blitz da manuale. Dal nulla sbucano cinquanta uomini della Mobile di Reggio, dello Sco di Roma, della Scientifica. Gli agenti hanno iniziato a “martellare” l’abitazione. Tre ore dopo la scoperta: ecco il bunker. Il latitante ha tirato fuori la testa, concedendo un sorriso amaro. Era lui. L’imprendibile, l’indomabile. Viso e fisico ben diversi dall’immagine che conoscevamo, di quando era stato arrestato e dei giorni del ricovero in ospedale. Lo ritroviamo con capelli corti, nemmeno un filo di barba, in forma ed agile, come immortalano gli operatori della Polizia di Stato mentre salta dal nascondiglio per finire tra le braccia dei segugi e in manette.

Da ieri Antonio Pelle “la mamma” è nuovamente in galera, per scontare i 20 anni e 1 mesi di detenzione che gli spettano per associazione mafiosa, coltivazione illecita di sostanze stupefacenti, ricettazione detenzione abusiva di armi e munizioni ed evasione.

Lascia il tuo commento

Condividi le tue opinioni su Gazzetta del Sud online

Caratteri rimanenti: 400

Le altre notizie

i più letti di oggi