Olimpiadi e dintorni

Rischiamo la fine
dei... giochi

Rischiamo la fine  dei... giochi

Occorreva accettare fino in fondo la sfida delle Olimpiadi, ma pilatescamente non lo abbiamo fatto. La logica del passo indietro è difficile da comprendere. Forse questa Italia è più vicina di quanto si pensi al fallimento morale, politico ed economico. Ci siamo rassegnati a sparire dal mappamondo dei Paesi che contano. Il 2024 doveva rappresentare la conferma che quando si fa squadra, com’è avvenuto a Milano per l’Expo, siamo in grado di vincere qualunque sfida. Sarà l’anno, ci scommettiamo, dei rimpianti.

Possibile che il governo Renzi non abbia potuto evitare il danno d’immagine rappresentato dal rompete le righe ordinato dal sindaco Raggi? Una candidatura per le Olimpiadi non dovrebbe essere stoppata neppure da un referendum da campanile, che a Roma neanche si è immaginato di fare. Quando si tratterà d’implementare – eventualmente – l’alta velocità ferroviaria o di realizzare il Ponte sullo Stretto, o un aeroporto si dovrà chiedere il permesso al primo cittadino competente per territorio? Anche questa volta lo Stato ha dimostrato di non avere la forza di difendere gl’interessi nazionali.

Il presidente del Consiglio, tra referendum costituzionale e Italicum, ha forse perso un po’ di smalto decisionista. Non solo in materia di grandi eventi.

Il Monte dei Paschi e l’intero sistema bancario italiano rischiano di essere azzerati dalle bordate degli speculatori d’oltre confine, come qualche anno fa avvenne per i titoli del debito pubblico, al momento inattaccabili perché sotto la tutela della Bce. Come sia possibile è presto spiegato: i fondi esteri detengono l’80 per cento delle azioni quotate sul Mib 30 della Borsa di Milano e ne possono fare carta straccia. L’Italia ha fatto di tutto per diventare un Paese a sovranità limitata e questi sono i risultati. Cosa fare? Un colpo di coraggio: Renzi spezzi le trame speculative nazionalizzando l’istituto di credito senese, causa prima dell’attuale turbolenza. Il pericolo di una crisi sistemica è talmente alto da non consentire ulteriori pause di riflessione.

L’interesse nazionale prima di tutto, quello stesso che dovrebbe imporre uno stop alla politica dell’accoglienza illimitata e senza regole. A oggi l’Italia mantiene 170mila immigrati, che l’Europa non vuole accollarsi poiché in gran parte sono privi dei requisiti per ottenere lo status di rifugiato. Siamo in grado di fare scelte serie, senza invocare l’aiuto di altri? E sul debito pubblico continueremo a pretendere più flessibilità scaricando colpe nostre sull’Ue, che impone bilanci in ordine?

Ci sono sfide, non solo olimpiche, rispetto alle quali l’Italia non può consentirsi di restare a bordo campo per ignavia o incapacità

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