Intervista all’allenatore dello svizzero

Norman: così Wawrinka è diventato un Signore del tennis

«Orgoglioso per i tre Slam, a New York sentivo che avrebbe fatto qualcosa di speciale»

Norman: così Wawrinka è diventato un Signore del tennis

Essere grandi significa (anche) rispondere positivamente e nel giro di quindici minuti alla richiesta di un’intervista. È quello che ha fatto con noi Magnus Norman.

Il coach di tennis più bravo di tutti – lo svedese ex numero 2 del mondo che ha guidato Stan Wawrinka a tre trionfi in prove dello Slam – di ritorno da New York e dopo aver corso in meno di quattro ore la maratona di Oslo, ha parlato a tutto campo con Gazzetta del Sud. Non solo del fantastico campione svizzero, ma anche del suo illustre passato da giocatore e della sua Accademia “Good to Great’”.

Al termine del match vinto su Djokovic, Norman aveva espresso un concentrato di emozioni per la storica impresa. «È stata una prestazione incredibile. Quello che Stan ha mostrato in campo è qualcosa che non avremmo mai immaginato anche se io – dopo la delusione di Wimbledon – avevo avuto la sensazione che a New York fosse concentrato e mentalmente collegato. Migliorava partita dopo partita, stava cominciando a giocare molto bene e credevo in qualcosa di grosso che stava per arrivare».

– Magnus, prima dell'inizio della finale, inquadrato dalla tv, lei è apparso sereno e sorridente. E alla fine, dopo la vittoria, il bellissimo abbraccio in tribuna: quanta fiducia aveva nel suo amico Stan?

«Ne avevo tanta e sentivo che Stan avrebbe fatto una prestazione speciale. Anche se, contro Novak, non si sa mai se questo sarà abbastanza».

– Come si fa a trasformare in tre anni e mezzo un giocatore di grandi potenzialità in un fuoriclasse assoluto che vince dodici finali consecutive, Coppa Davis compresa? Il lavoro fisico, tecnico e mentale sullo svizzero è stato eccezionale.

«Sono molto orgoglioso di quanto Wawrinka ha costruito. Abbiamo trovato il modo perfetto di collaborare e di allenarci insieme. Ma i risultati che abbiamo realizzato rappresentano anche il frutto dei molti anni di duro lavoro che Stan ha fatto prima che arrivassi io».

– Mi racconta le sue emozioni nelle tre finali Slam? Quali sono stati i suoi ultimi consigli negli spogliatoi?

«Ho avuto sempre un’ottima impressione. Penso soprattutto all’atteggiamento di Stan prima della finale in Australia nel 2014 contro Nadal. Era molto rilassato e scherzava».

– Il rovescio di Wawrinka è il colpo più bello ed efficace del tennis di oggi.

«Quando ha il suo giorno buono, sì, sono d’accordo».

– Che rapporto si è creato con Stan dentro e fuori dal campo?

«Abbiamo dei ricordi molto speciali e sono proprio i momenti più difficili che hanno reso stretto e intenso il nostro rapporto. I successi nei Major sono stati la ciliegina sulla torta. Certo, è facile fare il coach quando tutto va bene e si vince, ma per me è più importante essere insieme e vicino al giocatore quando le cose vanno meno bene».

– A 31 anni, dopo essere esploso in età avanzata,  Wawrinka potrà ottenere altre vittorie di prestigio: prossimo appuntamento Wimbledon per completare il career Grande Slam?

«Noi non parliamo mai di una possibile vittoria in uno Slam, ma pensiamo solo a prepararci bene ed a giocare i grandi tornei al meglio».

– Prima di Wawrinka, lei era riuscito a portare Robin Soderling al numero 4 del mondo con due finali consecutive sulla terra di Parigi. Un’ascesa frenata solo dai problemi fisici del suo connazionale.

«È vero e mi dispiace molto per tutti gli atleti che devono ritirarsi per un infortunio o per malattia. È proprio triste non poter proseguire e concludere la carriera come decidi tu».

– Un obiettivo da allenatore, come il nome della sua Accademia, è far diventare gli allievi... Good to Great.

«Sì, abbiamo pensato che questo era il nome perfetto che può essere anche usato per parecchie cose nella vita».

– Mi parla dei programmi per il futuro di questa realtà di valore internazionale creata con gli ex compagni di Coppa Davis, Nicklas Kulti e Mikael Tillstrom.

«Il sogno era di realizzare un nostro centro di livello mondiale per lo sviluppo dei giocatori. Dopo aver lavorato al progetto per nove anni, abbiamo cominciato proprio adesso a costruire una struttura a Stoccolma che costerà 14 milioni di euro, con 7 campi al coperto e 7 all’aperto, con fitness, ristorante, appartamenti, uffici e paddle».

– Le sue gioie più grandi da giocatore sono legate all’Italia: nel 1998 il trionfo in Coppa Davis a Milano e nel 2000 il successo agli Internazionali di Roma, battendo Guga Kuerten che un mese dopo si sarebbe però preso la rivincita nella finale di Parigi. 

«Amo moltissimo l’Italia, dove ho sempre giocato bene. E ricordo anche la finale a Milano dell’Avvenire Under 16 e la vittoria in un torneo Challenger a Siracusa. Quella al Roland Garros è stata, invece, la mia sconfitta più dolorosa».

– Così per gioco: se Magnus Norman fosse stato al posto di Nole Djokovic nel 2015 a Parigi, come sarebbe finita la partita?

Lo svedese sorride. «Il tennis è migliorato in modo incredibile in 15 anni. I giocatori si muovono molto meglio rispetto a noi dell’epoca. E anche l’allenamento è di un livello superiore. Insomma è proprio un altro sport. Penso che, se avessi servito davvero bene, al massimo avrei vinto uno o due game per set».

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Ex numero 2 del mondo
ha vinto a Roma nel 2000


Magnus Norman ha da poco compiuto 40 anni. Da giocatore ha raggiunto la seconda posizione del ranking nel giugno del 2000, il giorno dopo la sconfitta in finale in quattro set contro Guga Kuerten al Roland Garros. Nella stessa stagione gli altri “gioielli” della sua carriera: la semifinale agli Australian Open e il successo agli Internazionali di Roma sempre contro il riccioluto brasiliano.

In totale ha vinto dodici titoli, a cui aggiungere la Coppa Davis con la Svezia nel 1998, battendo l’Italia a Milano.

Curiosità: la sua ascesa cominciò da giovanissimo in Sicilia, nel Challenger organizzato al Match Ball di Siracusa, il circolo fondato da Umberto Cortese (con le figlie Paola e Sabrina che, con passione, stanno proseguendo l’attività). Perse la finale contro il marocchino El Aynaoui (dopo aver piegato nella semi l’eterno rivale Kuerten), aggiudicandosi il doppio con Nydahl.

Si è ritirato nel 2004 a soli 28 anni per problemi fisici.

Grande amante dello sport (quando non allena, ne pratica un’infinità), Magnus Norman ha creato l’Academy “Good to Great” per lo sviluppo dei talenti del tennis e sul suo sito cura un blog molto seguito. 

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