Il caso

Suicida per video hard, aperta un'inchiesta

La Procura di Napoli nord acquisirà tutti gli atti della causa civile intentata dalla 31enne dopo la diffusione nel web, a sua insaputa, di suoi video hard.

Suicida per video hard, aperta un'inchiesta

La Procura di Napoli nord acquisirà tutti gli atti della causa civile intentata dalla 31enne dopo la diffusione nel web, a sua insaputa, di suoi video hard. Il procuratore Francesco Greco e il sostituto Rossana Esposito hanno aperto un fascicolo per l'ipotesi di reato di istigazione al suicidio. Gli inquirenti valutano anche la possibilità che nel corso del prosieguo dell'inchiesta si possano configurare altri reati che vanno dalla violazione della privacy allo stalking. Non si sa al momento se la ragazza avesse presentato una denuncia contro l'autore o gli autori della diffusione in rete del video.

"Il suicidio di Tiziana Cantone lascia tutti noi attoniti perché è l'espressione della violenza e dell'odio che trovano veicolo sul web e terreno fertile sui social network. Emergono, infatti, i contorni di un vero stalking, uno stillicidio quotidiano di derisioni e scherni perpetrati attraverso i social network". Lo dichiara la deputata Elena Centemero, responsabile scuola e università di Forza Italia e presidente della Commissione Equality and non discrimination del Consiglio d'Europa. "È ancora una volta una donna ad essere oggetto di una violenza e di un odio inauditi. Su questo dobbiamo riflettere ma soprattutto dobbiamo agire in modo tempestivo. Questo drammatico episodio rende infatti ancor più lampante l'urgenza di avviare, all'interno della scuola e dell'università, percorsi di educazione all'affettività improntati al rispetto della persona e all'utilizzo responsabile del web. Occorre dire basta, ma occorre anche che i gestori di internet e dei social network mettano in atto politiche di contrasto a questi episodi di odio e violenza", conclude.

"Ieri un'altra giovane donna si è suicidata dopo una battaglia persa contro la diffusione dei suoi video privati in rete, con offese e insulti alla sua reputazione che le hanno distrutto la vita. Una storia drammatica che convince ancor di più sull'esigenza non più rinviabile di un intervento legislativo. Ci troviamo di fronte ad atti illeciti non più classificabili come semplici ragazzate. Fenomeni che non possono essere ignorati e vanno affrontati in modo completo, attraverso un profilo educativo per i minori, sanzioni per gli adulti e con l'obbligo di rapida rimozione dalla rete dei testi e delle immagini diffamatorie. Sono questi i punti fondanti della proposta di legge che da lunedì scorso è in discussione in Aula alla Camera. Un testo nato nel ricordo di Carolina e che adesso vorremmo dedicare anche a Tiziana". Così la deputata Dem Donata Lenzi, capogruppo Pd in commissione Affari sociali.

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La cronaca

Da un anno e mezzo la sua vita era diventata un inferno. Aveva girato dei video hot che, a sua insaputa, erano finiti sul web diventando virali, con tanto di nome e cognome. Una spirale di vergogna che l'aveva costretta a fuggire dal suo comune di residenza, e che oggi l'ha portata a suicidarsi nell'abitazione dove viveva da qualche tempo, con la madre, a Mugnano, in provincia di Napoli. La donna, 31 anni, aveva ingaggiato anche una battaglia legale per il diritto all'oblio. Il suo avvocato, Roberta Foglia Manzillo, aveva ottenuto di recente dal tribunale di Napoli nord un provvedimento d'urgenza, ex articolo 700, con il quale si intimava a un social network di rimuovere post, commenti e contenuti multimediali relativi alla donna. Ma il danno ormai era stato consumato: malgrado lei avesse anche avviato le procedure per il cambio di cognome, la diffusione capillare delle immagini, della sua foto, delle generalità rappresentava una ferita non rimarginabile. Sul web la vicenda della donna rimbalza da tempo. C'è chi riferisce di un precedente tentativo di suicidio, chi descrive il progressivo aggravarsi della sua depressione. La vicenda sarebbe iniziata come un gioco: lei stessa avrebbe inviato per gioco quelle immagini a un ristretto numero di amici, uno dei quali l'avrebbe tradita trasmettendo il video a qualcun altro. E così via, in una catena di inarrestabile diffusione. Le immagini erano finite praticamente ovunque, siti porno compresi, dando vita sul web a una catena di insulti e dileggi. Alta, bruna, capelli lunghi e sguardo intenso, un fisico da modella. La donna lavorava nel locale di cui erano titolari i genitori, in provincia di Napoli, e in seguito alla diffusione dei video fu costretta prima a lasciare l'attività, poi a trasferirsi fuori Campania. Di recente era tornata in provincia di Napoli, a Mugnano, a casa di una parente. Ma il peso di questa vicenda si era fatto insostenibile, in un crescendo di angoscia e depressione, fino al tragico epilogo di questa sera.

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