Osservatorio Internazionale

L’ira funesta di Erdogan
dopo la paura

L’ira funesta di Erdogan dopo la paura

La ferocia della repressione messa in moto da Erdogan in Turchia, dopo il fallito colpo di Stato, è direttamente proporzionale alla botta di fifa verde che si è preso. Lasciamo da parte, per ora, le considerazioni su quello che appare, né più e né meno, come un contro-golpe e andiamo immediatamente ai fatti. Dunque, il “sultano” ha ripetutamente salvato la pellaccia, per una manciata di minuti. E non ci riferiamo solo alla sua fuga, precipitosa, dal “resort” sul Mar di Marmara, dov’era in vacanza. Lì i rivoltosi non sono riusciti a farlo saltare per aria per un ritardo di 10 minuti nel portare a compimento lo strike mirato. Ma, udite udite, sembra che Erdogan abbia salvato vita e carabattole una seconda volta, mentre tornava trionfante a Istanbul. Ricordate il ritardo nel comparire all’aeroporto? E la sua faccia terrea prima di essere sballottato di qua e di là per la conferenza stampa? Bene, il nostro Presidente dalla mosca al naso facile e sempre pronto a farsi saltare il ticchio, ha rischiato di essere abbattuto, con tutti i suoi giannizzeri, da due F-16 che gli davano la caccia sopra i cieli di Costantinopoli. La fonte israeliana che ha diffuso la notizia ha anche aggiunto che all’appello mancano ben 42 caccia-bombardieri dei rivoltosi, con i relativi equipaggi. Che fine hanno fatto? Dove sono atterrati e si tengono nascosti? Insomma, Erdogan sa di essere, più di prima, sulla lista nera di mezza Turchia e di tre quarti della Nato e mette le mani (anzi, le manette) avanti, arrestando chiunque gli faccia ombra. Anche se non c’è il sole. Chi lo ha avvisato gli ha fatto firmare una cambiale a tanti zeri e, nelle prossime settimane vedremo indizi e segnali che ci faranno capire di più. Una cosa è certa: le liste di proscrizione contro soldati, giudici, professori d’università e intellettuali erano in ghiaccio da tempo. Così come, da tempo, l’aria per i democratici (quelli veri) a Istanbul e ad Ankara si era fatta irrespirabile. Gli analisti pensano che qualche errore di sottovalutazione lo abbia fatto anche Erdogan. Rassicurato sulla fedeltà di gran parte dei vecchi generali, non pensava che la spina dorsale del colpo sarebbe stata costituita da un’èlite di giovani ufficiali. Non pensava nemmeno che parte dell’aviazione gli si rivoltasse contro. Insomma, era informato, ma fino a un certo punto. È probabile azzarda qualcuno, che abbia lasciato fare per partire in contropiede, con una restaurazione a ferro e fuoco come quella che sta attuando alla faccia di tutte quelle regole che lui si è sempre messo sotto i piedi. Questa volta, però, il “gambler” ha fatto un bluff riuscito a metà. Un paio di minuti e gli avrebbero fatto ingoiare tutte le sue carte. Truccate, è ovvio.

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