Missione Esa

Spazio, è pronto
il catanese Parmitano

Le prossime sei settimane saranno di fuoco per Luca Parmitano, il primo a volare della nuova generazione di astronauti dell'Agenzia Spaziale Europea (Esa) che ha il ruolo di riserva dell'equipaggio che in dicembre raggiungerà la stazione orbitale.

Luca Parmitano

Luca Parmitano

Le prossime sei settimane saranno di fuoco per Luca Parmitano, il primo a volare della nuova generazione di astronauti dell'Agenzia Spaziale Europea (Esa) che ha il ruolo di riserva dell'equipaggio che in dicembre raggiungerà la stazione orbitale. Deve quindi essere pronto ad entrare in gioco in caso di necessità. E' una "prova generale" a tutti gli effetti, quella che affronta. Siciliano di Paternò (Catania), 36 anni, Luca Parmitano è maggiore dell'Aeronautica Militare. La sua partenza per la Stazione Spaziale Internazionale, dove lavorerà per sei mesi, é prevista il 29 maggio 2013. La missione che svolgerà per l'Agenzia Spaziale Italiana (Asi) si chiama "Volare" e prevede numerosi esperimenti, in fase di definizione. Addestrarsi come riserva "é entusiasmante", dice Parmitano, di passaggio a Roma prima di partire per la Russia. Dell’equipaggio che partirà in dicembre fanno parte il canadese Chris Hadfield, il russo Roman Romanenko e l'americano Thomas Marshburn. "Sarò in Russia, nel centro di addestramento degli astronauti a StarCity, per le prossime sei settimane", ha spiegato. Gli esami li sosterrà nei simulatori e dovrà anche stare in quarantena fino alla partenza dell'equipaggio titolare della missione. "Uno dei test principali è la manovra di avvicinamento alla Stazione Spaziale ai comandi della Soyuz’’. Parmitano ha infatti la qualifica di pilota della navetta russo, ruolo che rivestirà nella sua missione del 2013, sedendo a sinistra del comandante. Un altro esame difficile sarà la simulazione del rientro a Terra. "In condizioni normali questa manovra è controllata dai computer, ma in caso di malfunzionamento dobbiamo essere in grado di controllare la capsula". L'esame avviene nella centrifuga, dove viene simulata un'accelerazione 11 volte superiore a quella terrestre (11G). "Nella realtà – spiega – l'accelerazione massima è intorno a 5G". L'esame più lungo, al quale partecipa l’intero equipaggio di riserva, "dura un giorno intero. Simuliamo tutte le fasi del volo fino all'aggancio alla Stazione Spaziale, poi il distacco e il rientro a Terra. Gli istruttori – prosegue – faranno di tutto per 'ucciderci', simulando situazioni sempre più gravi", dai motori che non si accendono a problemi di stabilizzazione che rendono difficile controllare la navetta. Per Parmitano sarà anche il periodo più lungo lontano dalla famiglia, dalla figlia più grande, Sara, che fa la prima elementare, dalla piccola Maia e dalla moglie Kathy. Un distacco che è un'altra prova generale dei sei mesi che nel 2013 lo aspettano in orbita. "Sara, che ha l’eta’ per capire che sei mesi sono tanti, mi ha chiesto perche’ vado in Russia per tanto tempo. Le ho detto che vado alla scuola degli astronauti. Quello che mi rende orgoglioso della mia famiglia è che non c'é mai stato astio, mai un rimprovero: capiscono quanto questa missione sia importante per me e questo è fondamentale, altrimenti non riuscirei a resistere allo stress’’.
Le prossime sei settimane saranno di fuoco per Luca Parmitano, il primo a volare della nuova generazione di astronauti dell'Agenzia Spaziale Europea (Esa) che ha il ruolo di riserva dell'equipaggio che in dicembre raggiungerà la stazione orbitale. Deve quindi essere pronto ad entrare in gioco in caso di necessità. E' una "prova generale" a tutti gli effetti, quella che affronta. Siciliano di Paternò (Catania), 36 anni, Luca Parmitano è maggiore dell'Aeronautica Militare. 

La sua partenza per la Stazione Spaziale Internazionale, dove lavorerà per sei mesi, é prevista il 29 maggio 2013. La missione che svolgerà per l'Agenzia Spaziale Italiana (Asi) si chiama "Volare" e prevede numerosi esperimenti, in fase di definizione. Addestrarsi come riserva "é entusiasmante", dice Parmitano, di passaggio a Roma prima di partire per la Russia. Dell’equipaggio che partirà in dicembre fanno parte il canadese Chris Hadfield, il russo Roman Romanenko e l'americano Thomas Marshburn. "Sarò in Russia, nel centro di addestramento degli astronauti a StarCity, per le prossime sei settimane", ha spiegato. Gli esami li sosterrà nei simulatori e dovrà anche stare in quarantena fino alla partenza dell'equipaggio titolare della missione. "Uno dei test principali è la manovra di avvicinamento alla Stazione Spaziale ai comandi della Soyuz’’. Parmitano ha infatti la qualifica di pilota della navetta russo, ruolo che rivestirà nella sua missione del 2013, sedendo a sinistra del comandante. Un altro esame difficile sarà la simulazione del rientro a Terra. "In condizioni normali questa manovra è controllata dai computer, ma in caso di malfunzionamento dobbiamo essere in grado di controllare la capsula". L'esame avviene nella centrifuga, dove viene simulata un'accelerazione 11 volte superiore a quella terrestre (11G). "Nella realtà – spiega – l'accelerazione massima è intorno a 5G". 

L'esame più lungo, al quale partecipa l’intero equipaggio di riserva, "dura un giorno intero. Simuliamo tutte le fasi del volo fino all'aggancio alla Stazione Spaziale, poi il distacco e il rientro a Terra. Gli istruttori – prosegue – faranno di tutto per 'ucciderci', simulando situazioni sempre più gravi", dai motori che non si accendono a problemi di stabilizzazione che rendono difficile controllare la navetta. Per Parmitano sarà anche il periodo più lungo lontano dalla famiglia, dalla figlia più grande, Sara, che fa la prima elementare, dalla piccola Maia e dalla moglie Kathy. Un distacco che è un'altra prova generale dei sei mesi che nel 2013 lo aspettano in orbita. "Sara, che ha l’eta’ per capire che sei mesi sono tanti, mi ha chiesto perche’ vado in Russia per tanto tempo. Le ho detto che vado alla scuola degli astronauti. Quello che mi rende orgoglioso della mia famiglia è che non c'é mai stato astio, mai un rimprovero: capiscono quanto questa missione sia importante per me e questo è fondamentale, altrimenti non riuscirei a resistere allo stress’’.

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