Elezioni in Spagna

Vince Rajoy, ma la maggioranza non c'è

A spoglio quasi terminato, con l'86% delle schede scrutinate, il Pp ha il 28,6%, il Psoe il 22,3%, Podemos il 20,7% e Ciudadanos il 13,7%.

Vince Rajoy, ma la maggioranza non c'è

A spoglio quasi terminato, con l'86% delle schede scrutinate, il Pp ha il 28,6%, il Psoe il 22,3%, Podemos il 20,7% e Ciudadanos il 13,7%. La proiezione in seggi dà ai popolari 122 deputati, 93 ai socialisti, 69 a Podemos e 38 a Ciudadanos. I vari partiti nazionalisti e Izquierda Unida sono a 27 seggi.

Podemos, nasce una "nuova Spagna" - Le elezioni politiche di oggi segnano la nascita di una "nuova Spagna" e l'inizio di una "nuova transizione" politica, ha detto il numero due di Podemos Inigo Errejon. Il paese che si sveglierà domani, ha aggiunto, è "un'altra Spagna". Il partito "sarà all'altezza delle ansie di cambiamento della nostra gente".
Podemos, ha detto ancora il numero due, "sarà lo strumento politico fondamentale perché in Spagna si chiuda la porta alla corruzione e alla diseguaglianza".

Il voto 'storico' della Spagna, che alle politiche di oggi ha detto addio al sistema del bipartitismo al potere dalla morte del dittatore Franco, dando una vittoria fragile al premier Mariano Rajoy, rende a forte rischio la governabilità del paese. Il Partido Popular di Rajoy arriva primo con 'solo' 122 seggi su 350 in parlamento. Perdendo quindi la maggioranza assoluta di 186 deputati conquistata nel 2011.

Sulla base dei primi dati, la Spagna potrebbe dovere rinunciare definitivamente non solo alla comodità del bipartitismo - vince il Pp o il Psoe - che ha governato il paese dal ritorno della democrazia 40 anni fa, ma anche alla sua leggendaria stabilità politica entrando in scenari 'all'italiana'. I risultati delineano infatti un quadro di difficile governabilità. Nessun partito ottiene la maggioranza assoluta.

E il risultato in seggi del Pp rende difficile un governo minoritario di Rajoy. O allora si dovrebbe fare ricorso a una qualche improbabile stampella di qualche deputato di piccoli partiti nazionalisti. Questa situazione complicata rischia di dare un ruolo senza precedenti al giovane re Felipe VI, che potrebbe dover mediare per nuove alchimie che consentano di evitare un ritorno anticipato alle urne. Una ipotesi che preoccupa gli ambienti finanziari, in un paese ancora in convalescente uscita dal tunnel della crisi più profonda dell'ultimo mezzo secolo. L'unica coalizione che matematicamente garantirebbe i 176 seggi è una 'grosse-koalition' alla tedesca fra Pp e Psoe, già da tempo ipotizzata per garantire la stabilità del paese dall'ex-premier socialista Felipe Gonzalez. Lo stesso Rajoy venerdì per la prima volta non ha escluso categoricamente questa ipotesi.

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