Il commento

L’Italia riscopra l’immensa risorsa economica e culturale dei castelli

Le polemiche sulla fiscalità agevolata per il patrimonio monumentale

L’Italia riscopra l’immensa risorsa economica e culturale dei castelli

Le numerose polemiche di questi ultimi giorni sui castelli, e sul patrimonio monumentale in generale, suggeriscono alcune considerazioni, che contribuiscano a chiarire i termini del dibattito. Il nostro patrimonio fortificato, infatti, non è al centro del discorso pubblico, e dunque le sue condizioni sono per lo più ignote sia ai cittadini sia agli stessi politici . In linea generale, sono note le difficoltà di manutenzione del nostro patrimonio artistico. Lo stato di abbandono e degrado in cui versano troppi nostri monumenti é purtroppo sotto gli occhi di tutti. E, dove pure si riesca a procedere con costosi restauri , capita che si ricada nello stato di abbandono poiché i monumenti non riescono ad essere inseriti nel ciclo produttivo della vita moderna. Il patrimonio fortificato non fa eccezione e si misura con difficoltà e problemi di gestione e manutenzione. Tuttavia, esso rappresenta un'importante risorsa economica e culturale del nostro paese , che punta e nel prossimo futuro , ad un sempre maggiore sviluppo del turismo . Questo aspetto merita di essere sottolineato con decisione. Ad oggi, nonostante le enormi potenzialità, manchiamo infatti totalmente di un turismo castellano in grado di generare ricadute occupazionali ed economiche , specialmente nelle aeree più interne e dimenticate del nostro paese . Di questo sono consapevoli tutti gli amministratori di quei comuni in cui sorgono edifici monumentali e che attendono e richiedono con urgenza un progetto globale di valorizzazione , di cui da molti anni dispongono tutte le altre nazioni europee. É sufficiente recarsi nei parcheggi antistanti i castelli delle altre nazioni europee -monumenti non sempre di grande interesse storico o architettonico- per contare decine di pullmans ! La storia dei castelli in Italia ha radici antichissime ma le maggiori attestazioni documentali ed archeologiche le troviamo a partire dal XI secolo fino alla fine del XVII sec. Qui è importante chiarire la distinzione tra castelli e dimore storiche: i primi, appunto risalenti al periodo medioevale, nascevano per esigenze sia difensive sia abitative, e sono dunque molto grandi ed estesi; le seconde, costruite per lo più a partire dal XVII sec., hanno sin dall'origine natura residenziale, e tutt'oggi conservano intatta la loro destinazione. Le dimore storiche sono infatti quasi tutte di proprietà privata, e tutt'oggi sono utilizzate come abitazioni. Del tutto diverso è il patrimonio fortificato: un patrimonio variegato che comprende ruderi nascosti, scheletri isolati nel territorio, fortificazioni costiere , complessi edificati al centro di città e paesi e responsabili dello sviluppo urbano del territorio; pochi gli edifici ben conservati, gli altri se non sono ridotti a ruderi, sono spesso manomessi e sfigurati. Nel nostro paese il 60% circa dei siti castellani é di proprietà pubblica ed appartiene generalmente ai demani comunali regionali e statali; circa un terzo di questi é in buono stato di conservazione. Il rimanente 40% é di proprietà privata; ne fanno parte ruderi , scheletri ed altri complessi più o meno ampi; pochi tra questi sono gli edifici degnamente mantenuti. L'insieme dei castelli pubblici e privati costituiscono il patrimonio fortificato italiano nella sua interezza ed entrambi devono essere valorizzati e mantenuti in maniera adeguata, anche se con metodologie d' intervento diverse . Questo enorme patrimonio merita di essere valorizzato al meglio, facendo uso di tutte le risorse. Da, un lato, attraverso il ricorso ai fondi europei 2014- 2020 , PON, che sono l'ultima occasione di finanziamento europeo per il restauro dei nostri castelli, specialmente per quelle regioni come la Campania, la Puglia , la Basilicata e la Sicilia considerate economicamente più deboli . Dall'altro, attraverso il contributo dei privati proprietari , legati ai loro castelli per ragioni storiche ed affettive, i quali impegnano tutte le risorse disponibili per la conservazione e la manutenzioni dei manufatti. I castellani di oggi , non sono ricchi proprietari che vivono in abitazioni di lusso, come si fantastica nell'immaginario collettivo, retaggio obsoleto e medievale , ma virtuosi cittadini che a fronte dei pesanti oneri di conservazione e restauro , chiedono forme di incentivo e di sostegno dall'erario, con la contropartita della pubblica fruibilità che consentirebbe l'accesso a turisti e studiosi. Molti di questi proprietari eseguono i lavori di ordinaria manutenzione addirittura personalmente, spinti dall'attaccamento a beni, che sono patrimonio comune. Come si vede, il problema della manutenzione e valorizzazione dei nostri castelli é urgente. Ed è un problema, addirittura di rilevanza costituzionale: l'art. 9 della nostra Carta afferma infatti che la Repubblica tutela il nostro patrimonio artistico e culturale. I privati, come si diceva, devono essere posti al centro di questo processo di tutela, anche in attuazione del principio di sussidiarietà. In questa prospettiva, lo scorso 3 novembre, l'Istituto Italiano dei Castelli ha proposto, in Parlamento, alcune ipotesi, che appunto agevolerebbero i privati nel loro ruolo di custodi. Si potrebbe, ad esempio, aprire gratuitamente i castelli al pubblico per 40 giorni all'anno, a fronte della esenzione dal pagamento dell'I.M.U. (è il modello di Francia e Germania); o, ancora, prolungare il periodo di apertura fino a 60 giorni, a fronte della esenzione della tassa di successione a favore di chi sia proprietario del castello da almeno 20 anni. Altre soluzioni sarebbero nel senso di esentare dalle tasse i lavori di manutenzione concordati con le Sovrintendenze, o la creazione di una speciale categoria catastale in favore dei castelli. Più in generale, l'auspicio è che tutte le forze politiche rappresentate in parlamento si impegnino ,nell'immediato futuro , per salvare il patrimonio fortificato , creando un progetto globale di valorizzazione e sostegno . Abbiamo l'obbligo di consegnare alle future generazioni i segni tangibili della nostra storia! Ben vengano quindi le polemiche di questi giorni che, sia pure strumentali e superficiali, sembrano utili ad accendere il dibattito. Cittadini e politici hanno una occasione in più per approfondire la conoscenza , le problematiche e le potenzialità del nostro vasto patrimonio monumentale , troppo spesso dimenticato. Piuttosto che utilizzare la" storia di pietra "dell'Italia come strumento di sterile disputa politica, è forse ora di ragionare in chiave positiva e di sviluppo, facendo del nostro patrimonio artistico una risorsa all'altezza della propria millenaria storia. Il valore costituzionale all'articolo 9 recita: "la Repubblica tutela il patrimonio storico ed artistico della Nazione"; in base al principio di sussidiarietà , quindi, il privato svolge un ruolo pubblico di custode del bene. A sostegno di questo gravoso impegno sono state formulate dall'Istituto Italiano dei Castelli ,durante l' audizione dello scorso 3 novembre, presso la Commissione Finanze della Camera , le seguenti proposte: - la disponibilità alla fruizione di almeno 40 giorni annui dei castelli, come già in uso in altri paesi europei come Francia e Germania , a fronte dell'esenzione dall'Imposta Municipale Unica; - una più lunga fruizione di almeno 60 giorni, come contropartita dell'esenzione dalla tassa di successione, per tutti quei privati che dispongono della proprietà degli edifici da almeno 20 anni; - l'istituzione di una categoria catastale specifica per i castelli che tenga conto dei spazi ed ambienti peculiari - la deducibilità dei lavori di manutenzione concordati con la Sovrintendenza.

* Vice Presidente Nazionale dell'Istituto Italiano dei Castelli

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