L'attacco dell'Isis

Sicurezza, le “ricette“ degli esperti

Il convegno promosso dall’Istituto di alti studi in geopolitica e scienze ausiliarie

Un procuratore unico nazionale anti-terrorismo e il reato di “propaganda di ideologia terrorista” sono le novità legislative introdotte nel decreto legge anti-terrorismo del febbraio 2015, convertito in legge ad aprile, per affrontare l’emergenza globale jihadaista, definita dagli analisti come un’“aggressione in contesto conflittuale non convenzionale”. La figura unica di coordinamento, tra servizi d’informazione, magistratura e forze dell’ordine, come per i reati di mafia, dovrebbe garantire maggiore “incisività” nell’azione di prevenzione e repressione. Ne ha parlato l’on. Stefano Dambruoso, giovedi sera, 19 novembre, alla Camera dei Deputati, nell’ambito del convegno promosso dall’Istituto di alti studi in geopolitica e scienze ausiliarie (Isag), sul tema: “La guerra alle porte. Contenere i conflitti del mediterraneo”. Un panel numeroso di relatori autorevoli. Tra gli intervenuti, l’ambasciatore Claudio Pacifico, già primo rappresentante dell’Italia presso la Lega Araba; l’ammiraglio Mario Rino Me, già capogabinetto presso il Comitato militare della Nato; il colonnello Vittorfranco Pisano, consulente per il Comitato atlantico in materia di terrorismo; il professore Ranieri Razzante, presidente dell’Associazione italiana anti-riciclaggio. Secondo Dambruoso, in Italia, i soggetti “a rischio” terrorismo sarebbero un centinaio. In Francia, sono oltre un migliaio nella sola area della capitale. Le principali cause scatenanti della situazione caotica nel Mediterraneo sarebbero la guerra in Iraq e le primavere arabe. «Abbiamo provocato o incoraggiato cambiamenti che sono all’origine di destabilizzazione di tutta l’area mediterranea», ha affermato Pacifico. «Questo “balzo in avanti” verso la democrazia è fallito. Lo tsunami politico, al quale l’Occidente ha contribuito, si ritorce adesso non poco contro di noi». La situazione in Libia e Siria è “fuori controllo”: sono ormai “buchi neri” del crimine organizzato e terroristico, con seri effetti di destabilizzazione in tutta la regione araba. Le soluzioni proposte dagli esperti per affrontare questo nuovo terrorismo, che utilizza strumenti tecnologici avanzati, il cui unico limite sembra essere la fantasia, sono: l’alleanza anti-Isis che veda insieme protagonisti Stati Uniti e Russia, con Arabia Saudita e Iran; una riforma del diritto di privacy in Europa, per superare le limitazioni giuridiche all’attività investigativa; rendere operativo ed efficace il Servizio europeo antiterrorismo, con lo scambio di informazioni e collegando i database dell’Interpol ai valichi di frontiera; promuovere una “Intelligence premonitoria” all’interno dei singoli Stati; elaborare un modello di sicurezza e strategie condivisi. A questo proposito, «l’Italia può essere determinante», ha dichiarato il presidente dell’IsAG, Tiberio Graziani, con un suggerimento: ripartire dagli accordi Nato firmati a Pratica di Mare nel 2002, che ha siglato l’ingresso della Russia tra gli alleati. Sulla strage di Parigi di venerdi 13 novembre, è intervenuta Biancamaria Scarcia Moretti, già docente di Geopolitica all’Università La Sapienza di Roma. «I kamikaze sono la negazione dell’islam. Nel Corano, la “guerra santa” deve garantire la difesa dell’islam come la “migliore comunità possibile. In questo senso vanno interpretate la “grande jihad”, militare, e la “piccola jihad”, interiore-spirituale. Il capo deve essere un modello esemplare», ha spiegato la geo-politologa, esperta di islamismo. «Non è possibile definire musulmani integralisti o fanatici i terroristi, dediti all’uso di alcool e droga», ha continuato. E ha concluso: «Viviamo in un mondo globale. Rispondere con la guerra è banale e pericoloso. Bisogna capire chi dirige la rotta di un Occidente che appare confuso e spregiudicato».

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