Reggio

«I Serraino mi chiesero
di votare Vecchio»

Il collaboratore di giustizia, Marco Marino, racconta l’appoggio della cosca di San Sperato al presidente del Consiglio comunale. In amicizia con Maurizio Cortese: aveva ucciso un rom e l’abbiamo nascosto nella chiesa di Aretina.

vecchio e marino

Seby Vecchio e il pentito Marco Marino

Un altro pentito di ’ndrangheta racconta in Tribunale che il clan Serraino, la famiglia leader del quartiere San Sperato, ha votato per lui, sostenendolo nella corsa per uno
scranno a Palazzo San Giorgio nelle elezioni del 2007. Dopo Vittorio Fregona anche Marco Marino chiama in causa il poliziotto e politico del Pdl. Sempre nel processo
“Epilogo”. Ieri in Tribunale (presidente Silvana Grasso) è stato il suo turno. Di scena sul banco dei testimoni del pubblico ministero, Giuseppe Lombardo, lo ribadisce
Marco Marino (classe 1979), un passato da rapinatore professionista prima con un gruppo che ruotava nell’orbita del clan Serraino e poi componente del commando
d’assalto che operava per conto dei Violi di Sinopoli. Il collaboratore di giustizia ha già incassato la condanna per aver preso parte alla rapina all’ufficio postale di via Ecce Homo conclusasi tragicamente con l’uccisione della guardia giurata, Luigi Rende. In aula rammenta la sollecitazione di Alessandro Serraino, giovane capo della cosca di San Sperato: «Ci incontrammo una volta nel negozio di Pino Liuzzo. Io ero libero in quel periodo. Mi spiegò che stava aiutando a Vecchio per le elezioni. E di mettermi in moto».

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