Scrittore calabrese

Carmine Abate
vince il Campiello

Lo scrittore calabrese Carmine Abate, con il romanzo "La collina del vento" (Mondadori), è il vincitore della 50/ma edizione del Premio Campiello.

Carmine Abate
vince il Campiello

Lo scrittore calabrese Carmine Abate, con il romanzo "La collina del vento" (Mondadori), è il vincitore della 50/ma edizione del Premio Campiello. Abate ha avuto 98 voti sui 273 voti arrivati della giuria dei lettori.

''Dedico il Premio - ha detto lo scrittore - a mia moglie e ai miei figli. Sono proprio felice''. La storia racconta cento anni di resistenza ai soprusi attraverso la saga di una famiglia calabrese, gli Arcuri. ''E' una famiglia rara, che ci fa sperare''.

La straordinaria storia della famiglia Arcuri che per cent'anni resiste al sud a soprusi di ogni tipo, raccontata dal supervincitore del 50/o Premio Campiello nel romanzo 'La collina del vento' (Mondadori) "é piaciuta perché dà speranza". L'autore, Carmine Abate, spiega così il successo del suo libro che, con 98 voti, ieri sera a Venezia ha conquistato la vittoria lasciando ampiamente indietro gli altri finalisti, con un distacco di 40 voti da Francesca Melandri, al secondo posto con "Più alto del maré (Rizzoli), 58 voti. "Non mi aspettavo un distacco così. Forse uno dei più grandi di questi ultimi anni. Con me ha vinto la famiglia Arcuri, una rarità nel sud di oggi. Vorrei che ce ne fossero tante di famiglie così. Gli Arcuri non si sono arresi di fronte al fascismo, alle intimidazioni mafiose o a quelli che costruiscono pale eoliche" dice Abate, che già nel 2004 è stato tra i cinque finalisti del Campiello con 'La festa del ritorno'. La memoria, il rapporto con le proprie radici, la difesa del territorio sono al centro del romanzo ambientato sulle pendici del Rossarco, enigmatica altura a pochi chilometri dal mar Ionio, quella "collina del vento", luogo sacro delle origini delle famiglia Arcuri che dagli inizi del Novecento a oggi non si piega davanti a nulla. "Quando scrivo non so mai come va a finire la storia. Credo che i lettori si siano emozionati e sorpresi con me. E poi, la parte finale è piena di colpi di scena. Dal nord al sud Italia i lettori hanno apprezzato questa storia. La difesa della propria terra è un tema che diventerà sempre più importante. Non possiamo consegnare luoghi moribondi ai mostri figli" sottolinea Abate che è originario di Carfizi e appartiene alla comunità albanese arberesh che vive in Calabria, ma da giovane è stato costretto ad emigrare ad Amburgo e ora vive in Trentino. Come narratore Abate ha esordito infatti in Germania, è autore di racconti, saggi e romanzi fra cui 'Tra due mari' e 'Gli anni veloci', oggi tutti negli Oscar Mondadori e tradotti in diverse lingue, tra cui l'arabo dove sono in corso di pubblicazione. La sua storia è quella di un emigrato che vive un rapporto profondo con le sue origini, un po' come l'ultimo degli Arcuri che sceglie di andare lontano. "Con la Calabria - dice lo scrittore - ho un rapporto passionale. Quando penso alla mia condizione capisco che sono una persona fortunata. Sono stato costretto a partire ma ho trasformato questa ferita in una ricchezza. Oggi mi piace vivere per addizione. Appartengo a una minoranza etnico-linguistica albanese e da piccolo non parlavo italiano. Ho valorizzato le mie radici antiche ma cerco di curare le radici nuove che mi nascono sotto i piedi, in Germania, in Trentino. Questo vuol dire vivere per addizione e non ho più nostalgia del mio paese d'origine perché è sempre dentro di me". Adesso, dopo la sua supervittoria al Campiello, gli sembra "tutto un sogno. La sincerità della scrittura mi ha portato a questo. E sono contento - continua - di aver concorso al Supercampiello anche nel 2004. Ho aspettato tranquillo 8 anni ed ora ho vinto nella festa dei 50 anni del premio. E' un'emozione ancora maggiore. Il Campiello è un grande premio perché è trasparente e spero allarghi la mia schiera di lettori e mi auguro che il mio mondo multiculturale venga apprezzato". Abate, che attraverso le generazioni degli Arcuri mette in scena la promessa fatta al padre di onorare la storia della famiglia, ricorda le sue origini da una famiglia di contadini emigrati che in casa non avevano libri, solo il sussidiario. "Ho cominciato a scrivere a 16 anni, con rabbia, le storie 'germanesi'. Il germanese è la lingua degli emigranti. Volevo denunciare la costrizione a lasciare la propria terra per andare a vivere altrove. In tutti i miei libri, anche futuri, c'é l'urgenza della scrittura che è fondamentale. Non mi interessano i temi di moda. 'La collina del vento' è un libro fuori moda e ci sono sempre nei miei romanzi dei dialettismi che sono come esche vive che riportano a galla le storie" conclude lo scrittore.

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