Libri
20/08/2012
In vacanza o nell'agosto in città abbandonate è più facile ''tranquillizzare dentro di noi il pitecantropo ancora ossessionato dalla paura di morire di stenti entro le prossime dodici ore''? O meglio, dopo tre millenni nei quali ''gli esseri umani più saggi e consapevoli, da Socrate a Serge Latouche, provano a convincere i loro simili che possedere oggetti inutili e' immorale, non dà la felicita' e distrugge le risorse del pianeta'', riusciremo a trovare posto per l'auto in meno di trenta minuti la domenica d'agosto al centro commerciale? La risposta è no, o meglio il dilemma e' ''essere o non essere consumatori''?
Per i buoni propositi del ritorno dalle ferie c'e' sempre, per ognuno, anche quello di stare piu' attenti alla spesa, di essere piu' rispettosi del pianeta, di insegnare ai nostri figli un comportamento piu' responsabile. Ma poi la crisi pone altri problemi che sarebbe meglio, suggerisce la sempre brillante Lia Celi, ''esorcizzare ridendone''.

Lia Celi
Tutto parte da un meraviglioso pomeriggio in cui l'autrice - campionessa di followers sul web - va insieme alla figlia in un centro commerciale per poi scoprire di aver dimenticato il portafogli a casa e quindi di non poter comprare nulla. I pochi spiccioli servono per una bottiglietta d'acqua e un carrello, una macchina dei sogni per visitare un giardino di rose, un orto botanico dove si puo' ammirare e non cogliere nulla. Insomma bisogna imparare a sorridere riconoscendo ''la nostra vulnerabilita' da cappuccetti in rosso sperduti nell'allettante foresta del consumo'', ma insieme rendersi conto della straordinaria capacita' di una societa' disegnata per indurre tutti sulla strada dello sperpero. Sara' una decrescita piu' allegra, suggerisce la giornalista e autrice di satira che ha collaborato con Cuore, Avvenimenti, Il Fatto, ed e' stata tra gli autori di Pippo Chennedy Show e molto altro, per approdare sul web dove ha il blog satirico Bendix ma e' pungolo quotidiano anche su twitter.
Un libro prima di tutto per le donne, perche' sono quelle piu' abituate ad essere merce deperibile, ''e' come se avessimo stampigliato in fronte 'best before 30 years'', scrive saggiamente l'autrice. Gli uomini in questi ''non luoghi'' soffrono addirittura di un disturbo, ''l'iperlabirintite o tendenza a perdersi negli ipermercati e nei centri commerciali''. Ma tutti comunque si trascinano in un insaziabile shopping che Lia Celi racconta in modo esilarante. Non si salvano nemmeno le librerie, pure con la loro aurea lontana dall'idea di commercio, non si salvano i negozi biologici tantomeno quelli cinesi, per non parlare delle profumerie, dell'Ikea, delle banche e ogni altro luogo costruito per il ''consumismo''. Che poi, si chiede la Celi, perche' si chiamera' cosi' visto che ci teniamo tutto in casa, anche gli yogurt scaduti?
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