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Capolavori del Rinascimento

Il tesoro di Bembo
torna a Padova

15/06/2012

Dopo cinque secoli tornano a Padova i capolavori della collezione che Pietro Bembo, uno dei massimi letterati del Cinquecento, aveva riunito nella propria casa (tuttora esistente).

Il tesoro di Bembo
torna a Padova

Ritratto di giovane ad opera di Giorgione (particolare)

Dopo cinque secoli tornano a Padova i capolavori della collezione che Pietro Bembo, uno dei massimi letterati del Cinquecento, aveva riunito nella propria casa (tuttora esistente). L'occasione è la grande mostra "Pietro Bembo e l'invenzione del Rinascimento", che dal 2 febbraio 2013 al 19 maggio allestirà a Palazzo del Monte opere di Mantegna, Raffaello, Giovanni Bellini, Tiziano e molti altri, appartenute o ispirate dal celebre autore delle 'Prose della volgar lingua' e dei Motti.

 

Promossa dalla Fondazione Cassa di Risparmio di Padova e Rovigo in collaborazione con il Centro Internazionale Andrea Palladio e con il patrocinio del ministero dei Beni culturali, l'importante esposizione è curata da Guido Beltramini, Davide Gasparotto e Adolfo Tura, supportati da un Comitato scientifico comprendente i massimi esperti italiani e internazionali. Casa Bembo, oggi sede del Museo della Terza Armata, negli anni padovani del letterato, cioé a partire dal 1530 circa, fu il punto di raccolta di una collezione straordinaria, che contava dipinti di grandi maestri come Mantegna e Raffaello, sculture antiche, gemme, bronzetti, manoscritti miniati, monete rare e medaglie. La ricchezza e varietà degli oggetti d'arte, raccolti sia per gusto estetico sia quali preziose testimonianze per lo studio del passato, rese agli occhi dell'Europa del tempo la casa di Bembo come 'la casa delle Muse' o 'Musaeum', precursore di quello che sarà il museo moderno. Dunque, grazie all'influenza di Bembo e al suo gusto collezionistico, Padova per una breve stagione divenne baricentro e crocevia della cultura artistica internazionale, mentre prendeva corpo una nuova tipologia di raccogliere e presentare non solo l'arte, bensì la conoscenza stessa.

 

Da allora, il termine Museo divenne universale. Dopo la morte di Bembo (1547), i capolavori della sua raccolta furono venduti dal figlio Torquato e si dispersero nel mondo. Oggi sono conservati nei più grandi musei, che li concederanno eccezionalmente in prestito in occasione della mostra padovana. Opere preziosissime che però non racconteranno solo la curiosità e la passione estetica di un grande personaggio. Il percorso espositivo darà conto dell'afflato unitario ante-litteram di Pietro Bembo, fiorito nel periodo di massima propulsione del pensiero umanistico e rinascimentale. Veneziano di nascita, padovano di elezione, di casa nella Roma dei Papi, Bembo fu un vero e proprio genio poliedrico. Poeta e storiografo, fu bibliotecario della Repubblica Veneta e quale letterato influenzò in modo determinante la letteratura del suo tempo. Con Aldo Manuzio rivoluzionò il concetto di libro, curando volumi di classici di piccolo formato privi di commento, che potessero essere letti al di fuori delle aule universitarie. Amò donne bellissime come Lucrezia Borgia, e cantò l'amore, non solo platonico, negli Asolani e nei Motti.

 

A 69 anni fu nominato cardinale da Papa Paolo III e pose le basi per la leggendaria Biblioteca Vaticana. Oltre che di Raffaello e Michelangelo fu amico, guida e protettore di artisti quali Giovanni Bellini, Sansovino, Sebastiano Dal Piombo, Tiziano, Benvenuto Cellini, Valerio Belli, di cui collezionò e spesso ispirò le opere. Fu infine fautore di un'idea di unificazione dell'Italia a partire dalla creazione di una lingua nazionale, le cui regole Bembo codificò nelle Prose basandosi sugli scritti di Petrarca e Boccaccio.