Edgar Morin

"Bisogna rigenerare
il pensiero politico"

Il grande sociologo francese Edgar Morin, che domani sera chiuderà il Festivaletteratura di Mantova, parla di modernizzazione, Internet e della "rassegnazione e letargo" in cui siamo caduti con un'energia davvero contagiosa per i suoi 91 anni.

"Bisogna rigenerare
il pensiero politico"

Edgar Morin

Il vero problema oggi "non è tanto la democrazia ma la necessità di rigenerare il pensiero politico per delineare una via di cambiamento". Il grande sociologo francese Edgar Morin, che domani sera chiuderà il Festivaletteratura di Mantova, parla di modernizzazione, Internet e della "rassegnazione e letargo" in cui siamo caduti con un'energia davvero contagiosa per i suoi 91 anni. "Non ci sono più idee, si è perso il confronto del pensiero. La politica ha solo le idee dell'economia. Il nostro sistema educativo, che ha separato le diverse forme di conoscenza, va riformato per rigenerare il pensiero e la politica e cambiare così le cose" dice Morin, attesissimo Mantova con il suo nuovo libro 'La Via-Per l'avvenire dell'umanita" (Cortina) in cui pone la sfida di un cammino di salvezza che passa attraverso diverse riforme, da quella del pensiero alla famiglia e al modo di consumare e comunicare. "Ci vuole una riforma generale del consumo per una nuova economia" nella quale in sostanza non si butta più via tutto e non si ripara più nulla, spiega il sociologo francese, e la crescita deve essere "nella direzione di ciò che è salutare". La modernizzazione per Morin, che ci tiene a parlare direttamente in italiano, senza mediazioni di interpreti, "é una cosa molto ambivalente: la migliore e peggiore di tutte le cose. Per la prima volta tutti gli umani e le culture hanno un destino comune e devono fare i conti con gli stessi pericoli e problemi: quello nucleare, ecologico e di un'economia mondializzata, senza regole e in crisi". A questo si aggiunge lo sviluppo di "diversi fanatismi, della paura. La connessione attraverso Internet, il cellulare è nuova ma è solo tecnica, economica, non mentale, psicologica. Non abbiamo ancora il sentimento che la terra è la nostra patria umana" spiega Morin e sottolinea che ci sarebbe "la possibilità di fare una società nuova ma ci vorrebbe una coscienza di cittadinanza terrestre". Possiamo, dunque, "realizzare una nuova civilizzazione ma non dimenticare - insiste - che ci sono grandissimi pericoli e che non sono in una sola via. La crescita tecnica, scientifica, economica hanno come conseguenza il degrado della biosfera e la moltiplicazione delle armi nucleari". Insomma, la via per uscire c'é ma "non passa per la crescita infinita, anche perché ci sono dei limiti materiali. L'idea è quella di combinare crescita e decrescita. Abbiamo un consumo insano. Bisogna sviluppare un'economia sociale-solidale in cui il profitto non è l'unico motore. E' un problema generale. E' necessario dare il via ad una regressione della grande agricoltura industriale e ad una progressione delle altre". Inoltre, aggiunge Morin, "ogni nazione deve salvaguardare un minimo di autonomia alimentare nel caso di una crisi globale e non si possono fare previsioni". Morin, tra i fautori della prestigiosa rivista di cultura Communications, che fra l'altro ha vinto il premio Viareggio con 'La conoscenza della conoscenza' ed è autore con Stephane Hessel del libro 'Il cammino della speranza' riflette anche sul fatalismo e la rassegnazione che dominano oggi. "E' evidente che c'é un pensiero dominante, se non unico, nel mondo della politica e dell'economia" ma la "lotta per la libertà, la conoscenza e l'informazione hanno incontrato un nuovo straordinario terreno, Internet che però significa anche possibilità di totale controllo sulla vita privata delle persone". Morin, che dice di non sentirsi né ottimista né pessimista "ma di combinare le due categorie" spiega, infine, "che oggi c'é rassegnazione perché è più difficile capire la complessità del mondo. I politici non hanno più tempo di leggere, di acquisire cultura e si affidano agli esperti. E' un mondo chiuso" e cita il poeta tedesco Holdrerlin che scriveva: "dove cresce il pericolo, cresce anche la salvezza".

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