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Falsi diplomi, dagli elenchi spuntano altri tre docenti

Sarebbero oltre trecento i professori coinvolti nelle carte dell’inchiesta condotta dalla Procura bruzia e dall’Usp

Falsi diplomi, dagli elenchi spuntano altri tre docenti

Erano entrati di ruolo con la buona scuola del governo Renzi dopo qualche anno di precariato i tre docenti sulla cui abilitazione hanno appuntato molte riserve i componenti della squadra di verifica messa su, dal dirigente dell’Usp Luciano Greco, all’indomani dello scandalo sui falsi diplomi. Ci sarebbero dei timbri misteriosi e date altrettanto strane sui documenti dei tre prof i cui nomi sono stati trasmessi nei giorni scorsi al capo della Procura bruzia, Mario Spagnuolo che – insieme all’aggiunto Marisa Manzini e al sostituto Giuseppe Cava – coordina le indagini sui falsi diplomi e le abilitazioni farlocche conseguite dai docenti di sostegno. S’è perso il conto ormai delle persone (sarebbero poco più di trecento) coinvolte nella monumentale inchiesta condotta dai carabinieri della compagnia cittadina diretti dal capitano Jacopo Passaquieti. Le indagini partite dal capoluogo sono state ampliate e hanno varcato il confine regionale. I militari dell’Arma stanno compiendo ispezioni in molti provveditorati per tessere le file d’una indagine affatto facile ma che sta portando alla luce anni e anni di malcostume.

Negli uffici del provveditorato agli studi bruzi i componenti della squadra allestita dal dirigente Luciano Greco stanno setacciando con attenzione i curricula di centinaia di docenti, vagliando i documenti in archivio con particolare attenzione alle abilitazioni e al periodo in cui sono state conseguite. I tre professori, riguardo ai quali il personale dell’Ufficio scolastico provinciale nutre dubbi sui titoli, vanno ad allungare l’elenco di coloro i quali si sta appuntando l’attenzione degli investigatori. Un numero, quest’ultimo, che racconta un meccanismo partito più o meno dal 2008 e che ha sfornato, a giudicare dal prosieguo delle indagini, docenti a iosa. Gli investigatori hanno fissato dei punti fermi. Le indagini hanno permesso d’individuare alcuni istituti sia sul territorio provinciale bruzio, che in una ristretta area del reggino e della provincia di Siracusa. L’attenzione investigativa si sarebbe concentrata nelle zone di Castrovillari, Belvedere Marittimo, Cassano, Corigliano e, più giù, verso Gioia Tauro e poi, oltre lo Stretto, nel siracusano. Da queste lovcalità proverrebbero buona parte delle licenze magistrali e le attestazioni per insegnante di sostegno che hanno consentito ai titolari di salire in cattedra. Inizialmente ne vennero scoperti una trentina (immediatamente depennati dalla graduatoria dal dirigente dell’Usp), poi i numeri dei falsi prof iniziarono a lievitare, considerando che molti di quelli che avevano conseguito il titolo in modo poco ortodosso emigrano fuori regione.

L’indagine – condotta dai carabinieri della Compagnia bruzia diretti dal capitano Jacopo Passaquieti – avviata nei mesi scorsi sul territorio provinciale e che col tempo s’è allargata a dismisura è partita per la pignoleria d’un dirigente scolastico durante la verifica dei titoli d’un professore. Nel fascicolo esaminato c’erano alcune date anomale. All’inizio erano stati messi all’indice solo i titoli d’abilitazione per il sostegno agli alunni diversabili. Dopo l’avvio delle indagini sono saltati fuori anche una serie di diplomi magistrali di dubbia provenienza. Titoli che erano serviti ai finti docenti non solo per essere inseriti nelle graduatorie ma anche per essere immessi in ruolo.

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