Comicult and Games

Giorgio Vanni a Rende: un concerto che vi sorprenderà

Gran finale stasera (20 maggio) prossimo per la fiera del fumetto e dell’universo nerd

Giorgio Vanni a Rende: un concerto che vi sorprenderà

Gran finale stasera (20 maggio) a Rende per “Comicult and Games”, fiera del fumetto e dell’universo nerd, promossa da Associazione Culturale Cult. Prima della cerimonia conclusiva, un salto nel passato musicale con Giorgio Vanni, ex leader della band Tomato, autore e interprete delle sigle d’animazione  più amate. “What’s My Destinity Dragon Ball”, “Yu-Gi-Oh!”, “Detective Conan” e “All’arrembaggio” - quest’ultima in coppia con Cristina D’Avena per l’anime “One Piece” - sono solo alcuni dei titoli con cui il cantautore, milanese di origini pugliesi, fa sognare da vent’anni grandi e piccini. Lo abbiamo raggiunto per saperne di più.

Cosa vedrà il pubblico di Rende?

“Non ci sarà un concerto classico, ma un vero e proprio spettacolo ben architettato dall’”ammiraglio” Max Longhi, socio e co-autore delle mie sigle, con contributi video e momenti particolari, compresi alcuni medley acustici. In scaletta sono inseriti i miei brani più conosciuti e altri non nostri ma riarrangiati, come ad esempio “L’Uomo Tigre”, “Capitan Harlock” e “Goldrake”. Il resto vorrei fosse una sorpresa. Sarà uno spettacolo molto divertente e coinvolgente, spero come altri miei concerti sostenuti dall’affetto del pubblico. Sono stato in Calabria altre volte, a Reggio in particolare. Manco da tre anni e non vedo l’ora di tornarvi”.

A proposito di sigle storiche, assieme a Max Longhi hai proseguito questa grande tradizione, miscelandola a sonorità dance e rock. Quali sono i tuoi punti di riferimento musicali?

“Amo la musica d’oltreoceano, americana e inglese. La dance mi piace tantissimo, ma realizzata con melodie storiche. Abbiamo potuto ottenere questo risultato cantando in italiano e facendo armonie che si ricordano più di altre. Mi interessano tutti i generi musicali, in particolare due apparentemente lontani da quello che facciamo, come il reggae e il funk nero. Come artisti amo Marvin Gaye, Lenny Kravitz, Stevie Wonder, Depeche Mode, i Police di Sting, che è il mio idolo. Musicisti che sembrano distanti tra loro ma che poi confluiscono artisticamente. Nella nostra arte ci ha aiutato chi ha scritto sigle prima di noi, come l’amico Franco Fasano e Vince Tempera, che con Luigi Albertelli è un riferimento fondamentale. Io sono un grande fan anche di Riccardo Zara de I Cavalieri del Re, un vero genio. Lui e Tempera si ispiravano a una musica che come arrangiamento poteva arrivare da Stati Uniti e Inghilterra. Il mito assoluto però è Lucio Battisti, che scriveva con uno stile molto internazionale ed era l’unico nostro artista che ascoltavo con passione. La musica italiana infatti l’ho scoperta in un secondo momento”.

Nel tuo curriculum figurano collaborazioni con artisti del calibro di Pierangelo Bertoli, Mango, Laura Pausini, Cristiano De Andrè e altri. Come è iniziato il tuo percorso in questo ambito delle sigle di cartoni animati?

“Max aveva già arrangiato due sigle scritte, prodotte da Piero Cassano (ex tastierista dei Matia Bazar, ndr), già produttore di Ramazzotti, ed era stato chiamato da Alessandra Valeri Manera, capostruttura della tv per ragazzi di Mediaset. Io e Max scrivevamo canzoni per Laura Pausini, Mietta e altri artisti, anche internazionali. Un giorno lui mi chiamò, proponendomi di fare assieme la sigla di un cartone animato. Io accettai la sfida, e  da lì, nel 1998, realizzammo la prima sigla, “Superman”, che segnò l’inizio della nostra carriera in questo ambito”.

Negli ultimi anni alcune case di distribuzione hanno preferito, nelle produzioni d’animazione, lasciare le sigle originali piuttosto che farne realizzare di nuove in italiano. Secondo te questo mercato potrebbe diminuire in futuro?

“Si sta già ridimensionando, anche se ci stanno richiamando per altre televisioni, non soltanto per Mediaset. Però è sicuramente un mercato che va a finire e in generale la sigla italiana sarà tagliata più per una questione di budget che per precise scelte artistiche”.

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