Cosenza

E la centenaria si scoprì ricca

Una donna cosentina che ha girato la boa del secolo aveva in casa senza saperlo un buono fruttifero. Le nipoti morte in un incidente beneficiarie del titolo da 254mila euro

E la centenaria si scoprì ricca

Quanto rendono i buoni fruttiferi ordinari delle Poste? Abbastanza. Almeno così spera zia Carmela che a cento anni suonati si è ritrovata ricca. La sua fortuna è legata, purtroppo, a una tragedia familiare: qualche anno fa le sue due uniche nipoti (figli della sorella) perirono in un tragico incidente stradale. Claudia e Francesca erano tutto per l’anziana donna cosentina emigrata a Verona ma che non ha mai smesso di avere legami con i parenti che ancora vivono giù in Calabria. Zia Carmela è una donna speciale che ha scoperto d’avere un tesoro in casa solo qualche mese fa. È successo a marzo, quando ha chiesto alla sua badante di mettere ordine nella stanza della memoria, dove il tempo s’era fermato al giorno della disgrazia. Quel luogo era il mondo di Claudia e Francesca, quando potevano andavano a casa della zia e si rinchiudevano in quel loro rifugio. E lì conservavano le loro cose. Ogni oggetto è un ricordo, ogni angolo di quel locale riporta alla mente un momento felice di quelle due ragazze che, per un disegno della maligna sorte, ora non ci sono più. E scavando in mezzo alle loro cose, la donna che assiste zia Carmela ha trovato un buono fruttifero ordinario del valore di venticinque milioni di vecchie lire, emesso nel 1986. Un titolo cartaceo della durata trentennale.

La centenaria ha chiesto ad un amico di famiglia di rivolgersi all’Ufficio postale per conoscere il valore di quel titolo. Allo sportello, inserendo come estremi di riferimento per il conteggio le date di emissione e quella del ritrovamento, l’addetto ha definito in un conguaglio di 122.321 euro la cifra offerta all’intermediario come rimborso. Prendere o lasciare, insomma. Una bella somma per zia Carmela, ma corrispondente, più o meno, alla metà di quella attesa perchè sul retro del buono, impressi con timbro a secco, c’erano rendimenti diversi da quelli stampati sul titolo e ai quali, evidentemente, aveva fatto riferimento l’impiegato postale.

Un equivoco contabile creatosi perchè la burocrazia italiana è una grande macchina che gira a vuoto in mezzo al caos di leggi e leggine, di competenze, di conoscenze. E spesso il cittadino deve ricorrere alla carta bollata per tutelare i propri diritti. E così vari giudici sono stati costretti a ribadire che sono prevalenti le condizioni riportate sul titolo cartaceo e accettato tra le parti, rispetto a quelle dettate da Tesoro e applicate da Poste italiane.

Nel dubbio, Zia Carmela s’è rivolta allo sportello “Agitalia” che è un’associazione per la tutela dei risparmiatori. Del caso s’è occupato il delegato, Giovanni Rossetti, che, attraverso l’avvocato Annalisa De Angelis di Ascoli, ha diffidato le Poste a provvedere alla esatta contabilizzazione del buono, attualizzandolo alla data della diffida che è stata notificata all’ente erogante. In totale fa: 254.700 euro. Per quanto riguarda l’eventuale prescrizione del buono, Rossetti ha rassicurato la beneficiaria: «I buoni ordinari di durat trentennale, emessi dal primo luglio 1986 al 31 dicembre 1986, non sono prescritti. Infatti, al termine “naturale” stabilito per il rimborso, vanno aggiunti i dieci anni di prescrizione ordinaria. Dieci anni che non decorrono dal giorno successivo alla scadenza dei trenta ma da quando il titolare è in grado di far valere il proprio diritto».

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