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La lettera del boss per chiedere il "pizzo"

Un imprenditore avrebbe trovato l’invito a mettersi a posto per Ferragosto sotto la serranda del negozio

La lettera del boss per chiedere il "pizzo"

Qui nessuno ha mai smesso di pagare il “pizzo”. La ’ndrancheta continua a spremere le attività economiche, a pretendere il “fiore”. Si muovono di notte, perchè il buio trasforma Cosenza in una casbah. Una sterminata casbah in mano all’“onorata società”. Una terra di nessuno dove regna la legge dei boss. La notte cambia le regole, modifica i connotati del territorio che diventa improvvisamente fragile. Un altro mondo, un’altra città. Le strade e i marciapiedi si riempiono di picciotti, di gente dell’“ambiente”, sbarbati che pretendono rispetto e portano “a ’mmasciata”. Sono liberi di esercitare, di ricattare, di terrorizzare. Ma, adesso, le “coppole” hanno cambiato sistema. Gli “avvertimenti” non fanno più rumore, viaggiano con un sistema silenzioso. La ’ndrangheta manda lettere, messaggi che vengono lasciati sotto la serranda dell’attività. Sarebbe già capitato a un imprenditore di trovare un biglietto all’apertura del suo negozio in centro. Un “promemoria” come “chiamata” per anticipare il passaggio dell’“esattore” incaricato di riscuotere la “tassa”. Si tratta di una specie di maxi-tangente che la parte produttiva di Cosenza deve pagare, una razzia violenta alla quale è difficile sottrarsi. Imprenditori ricattati, bottegai ostaggio del racket, ambulanti costretti a contribuire Nonostante le retate, gli arresti dei califfi, le “famiglie” allo sbando, qui tutti continuano a mettersi a posto. Pagano tutti, persino gli “amici degli amici”. Servono soldi per i detenuti e le loro famiglie, per le spese legali, per le armi, per la droga. E, adesso, per le vacanze al mare. Insomma, occorre un patrimonio per mantenere viva l’economia nera. E così i capi mandano in giro i loro reggipanza, gente che campa e fa campare col pane della ’ndrangheta. Sono manovali dei clan, soldati di un esercito che ricatta e spreme. Formano una vera e propria colonna al servizio dei boss rinchiusi in carcere. Si muovono prendendo ordini dal “reggente” che li manda in giro per la raccolta. In questi giorni è in pagamento la rata di Ferragosto. Sono tutti stipendiati, prendono soldi per portare messaggi, per minacciare chi resiste, per riscuotere la mazzetta in una città che è stata divisa in quadranti. Ognuno è responsabile della sua zona e tutti poi fanno rapporto al capo che, a sua volta, manda messaggi ai boss che stanno dietro le sbarre. Il nome del nuovo ras di Cosenza è già nei rapporti di polizia e carabinieri. Dentro le carte della Dda ci sono anche gli alleati esterni del padrino, quelli che avvicinano i contribuenti e li informano su come mettersi a posto. Sono le nuove regole, norme meno invasive per imprenditori edili, titolari di bar e negozi di abbigliamento, farmacisti, macellai, salumieri, meccanici. Tutti obbligati a riempire la bacinella per garantire le vacanze ai malcarne. Ferie al mare o in montagna prima di ricominciare a delinquere in autunno costringendo ancora i poveri commercianti a rimettere mano al portafoglio. Versano tutti la tangente nelle mani delle bande. Così l’“onorata società” soffoca la città, nonostante le indagini dei detective antimafia, una città in ostaggio, nonostante gli arresti. La ’ndrangheta resta una malapianta dura da estirpare. Pagano tutti ma non parla nessuno. Hanno tutti paura delle conseguenze, temono che quella gente possa dare loro fastidio. E tra la denuncia e il silenzio, scelgono di stare zitti. Tirano fuori i quattrini e aspettano la nuova rata. Si mettono a posto per non rischiare nulla.

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