CALABRIA

Papà sotto usura, uno dei cugini nega le minacce

Il 51enne Roberto Citro ha detto d’aver prestato 7mila euro alla vittima senza però pretendere interessi o usare violenza. L'altro cugino si è avvalso della facoltà di non rispondere

Papà sotto usura, uno dei cugini nega le minacce

I timori del padre sotto “strozzo” per far studiare il figlio al Nord e la difesa dei cugini finiti dietro le sbarre. A un giorno dal loro arresto per usura ed estorsione, Francesco e Roberto Citro sono già comparsi davanti al gip Giusy Ferrucci per l’interrogatorio di garanzia. Il primo dei due indagati, assistito legalmente dall’avvocato Antonio Ingrosso, s’è avvalso della facoltà di non rispondere. Il secondo, seguito dall’avvocato Antonio Quintieri, ha invece preso la parola rispedendo al mittente tutte le contestazioni mosse dalla Procura bruzia. Roberto Citro, 51 anni, ha subito detto che il parente non ha nulla a che fare con la vicenda sfociata nell’ordinanza di custodia cautelare notificata giovedì mattina. Quindi ha aggiunto di non aver preteso alcun interesse dall’uomo al quale ha effettivamente prestato del denaro. Una rivelazione importante che segna così il punto nevralgico sul quale adesso vanno a scontrarsi le ricostruzioni di accusa e difesa: Citro, titolare d’una rimessa di autovetture a Rende, al gip Ferrucci ieri ha detto di aver realmente dato 7mila euro al padre in serie difficoltà economiche ma senza chiedere altro, se non la restituzione del denaro. Per il procuratore Mario Spagnuolo, l’aggiunto Marisa Manzini e il pm Donatella Donato le cose sarebbero andate in maniera ben diversa: la somma iniziale prestata alla vittima si attesterebbe sui 3.500 euro, lievitati a 6.500 a causa del folle interesse mensile di 500 euro. Il 51enne ha infine sottolineato con forza di non aver mai e poi mai minacciato l’uomo che lo avrebbe poi denunciato. Violenze psicologiche e intimidazioni che, sempre a dire dell’indagato, non si sarebbero a maggior ragione estese alla famiglia della vittima.

Nel provvedimento che due giorni fa ha spedito nel carcere di via Popilia i cugini Citro, spicca del resto un episodio inquietante. Oltre alle pressioni che il genitore avrebbe subìto con tanto di richiami al presunto coinvolgimento nel prestito di esponenti della criminalità organizzata, il papà ha raccontato ai carabinieri della Stazione di Rende un altro particolare agghiacciante: Francesco Citro si sarebbe presentato davanti al luogo di lavoro della moglie, rimanendo in silenzio senza battere ciglio. Un possibile messaggio intimidatorio, agli occhi di quel padre che voleva semplicemente sostenere il figlio emigrato in Toscana per motivi di studio. «Sinceramente mi sono sentito inerme di fronte a ciò – ha messo a verbale la vittima riferendosi proprio a quell’incontro ravvicinato – ma soprattutto preoccupato per me stesso ma soprattutto per la mia famiglia. Che sia stato un caso o sia stato fatto di proposito, non so dirlo, però la preoccupazione e il timore restano».

L’ipotetica estorsione, il secondo reato contestato ai cugini Citro, si sarebbe concretizzata nell’ordine imposto alla vittima di cedere la sua autovettura a garanzia del prestito usurario. E che quel veicolo fosse effettivamente finito nelle disponibilità di Roberto Citro (a che titolo dovranno stabilirlo i giudici) è stato comunque accertato da un carabiniere in incognito, un militare che ha vestito i panni di un cliente interessato ad acquistare il mezzo alla presenza dello stesso padre disperato.

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