Cosenza

Sanità malata? Colpa della politica

L’accusa del consigliere regionale del Pd Carlo Guccione non risparmia critiche a Scura e Oliverio. Rete territoriale, Asp e Azienda ospedaliera devono dare vita a una task force

Sanità malata? Colpa della politica

Ammalarsi qui da noi è diventato un problema. Gli ospedali, tutti i nostri ospedali sopravvissuti ai tagli, sono fortini inespugnabili. Non entri nemmeno in codice rosso. Succede all’“Annunziata” ma è norma quotidiana anche negli altri presidi provinciali. Le richieste di ricovero viaggiano via telefono, da una struttura all’altra, da un reparto all’altro. Medici e infermieri cercano un varco che non si trova e, nel frattempo, sperano che il paziente sopravviva al suo male e non molli proprio in pronto soccorso, in mezzo alle lacrime di pazienti in fila per ore e alle urla dei parenti al seguito. Il sistema-salute fatica a risollevarsi, quello delle urgenze-emergenze è in terapia intensiva, moribondo, incapace di sopportare l’assalto quotidiano. E, allora, ci pensa il consigliere regionale del Pd, Carlo Guccione, che è anche il leader in consiglio comunale della “Grande Cosenza”, a indicare la strada per uscire dalle sabbie mobili. «Nel 2015 gli accessi al Pronto soccorso dell’“Annunziata” sono stati 82.200 e, in media, 239 al giorno. Numeri che dai primi sette mesi del 2016 risultano tendenzialmente in aumento. Ma il dato eclatante è che oltre il 65% di questi accessi è composto da codici bianchi e verdi che non dovrebbero arrivare in pronto soccorso, ma dovrebbero essere gestiti dalla rete sanitaria del territorio (di competenza dell’Asp). Una situazione, questa, che amplifica disservizi e arreca gravi disagi ai pazienti. Ogni giorno assistiamo a vere e proprie scene da ospedale da guerra. È necessario porre fine a questo girone infernale passando dalle chiacchiere ai fatti concreti. Serve subito una task force fra Asp e Azienda ospedaliera per realizzare una rete territoriale sanitaria capace di impedire il collasso e la congestione del Pronto soccorso per la presenza di troppi codici bianchi e verdi. Otto pazienti su dieci in Pronto soccorso sono pensionati ultraottantenni con la riacutizzazione di patologie croniche che potrebbero trovare risposte in Rsa (residenze sanitarie per anziani) medicalizzate o trattate direttamente a domicilio. La carenza di posti letto è dovuta essenzialmente alla mancata attivazione dei posti letto per acuti previsti all’“Annunziata”. Sono attivi 552 posti letto su 705, oltre 150 previsti ma non operativi. Al Pronto soccorso di Cosenza attualmente, grazie alle ultime assunzioni, sono in servizio altri 56 infermieri e 26 medici in più. Al più presto deve essere nominato, ancora ad oggi manca, un responsabile del pronto soccorso che abbia autonomia e responsabilità gestionale e organizzativa. Serve un coordinamento reale tra azienda ospedaliera e Asp di Cosenza, che ad oggi fanno fatica addirittura a dialogare. La task force fra l’ospedale e le strutture territoriali deve organizzare e garantire la gestioni dei codici bianchi e verdi attraverso la riattivazione delle unità di cure primarie affidate ai medici di famiglia su tutta l’area della provincia di Cosenza, possibilmente h24, come è previsto dal Patto per la salute». Guccione chiude con una denuncia in... famiglia (Oliverio e Scura, ndr): «Manca la volontà politica da parte di chi ha la responsabilità di prendere decisioni che vanno nella direzione di favorire l’integrazione della sanità territoriale con quella ospedaliera».

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Pronto soccorso

Guccione non ha dubbi: «Il Pronto soccorso è la porta di ingresso dell’ospedale dell’“Annunziata”. Da qui bisogna ripartire per un miglioramento dei servizi e una migliore risposta ai pazienti. Il noscomio cittadino ha personale qualificato (medici, infermieri e Oss), che spesso lavora in condizioni difficili e con turni massacranti, che dà riposte e prestazioni a tutta la Calabria».

Commenti all'articolo

  • francuzzu

    25 Agosto 2016 - 09:09

    colpa della politica. o meglio dei nostri politicanti

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