Cosenza

La madre assassina confessa

Giovanna Leonetti ha ammesso davanti al Gip d’aver ucciso la figlia. E' stata assegnata agli arresti domiciliari nel reparto di Psichiatria dell’AnnunziataCalabria

La madre assassina confessa

L’abisso. Giovanna Leonetti parla con voce ferma. Sembra distaccata. È come se quello che è accaduto a Marianna appartenesse alla storia di altri. Di un’altra coppia, di altri genitori. La biologa trentasettenne che ha soffocato la figlioletta di sette mesi è davanti al gip, Francesco Branda. E racconta di sabato, dell’improvviso desiderio di vedere la piccola esploso mentre era al lavoro. Da qualche giorno Giovanna dormiva in casa di parenti, in un’abitazione posta sulle dolci colline di Donnici. Un neurologo le aveva consigliato di “riposarsi”, di riprendere fiato. Il parto, la maternità, l’avevano infatti lentamente trasformata, spossandola psicologicamente. Sabato mattina, però, la donna ha voluto rivedere la piccola Marianna. Ed è precipitata in un buco nero, il “male oscuro” (così Indro Montanelli definiva la depressione) l’ha risucchiata negli abissi senza luce della mente. «Piangeva» ha detto Giovanna al magistrato «e l’ho soffocata con il cuscino». Poi ha ingoiato degli psicofarmaci per tacitare i mostri che la perseguitavano. Forse, sperava di morire. Chissà. Francesco Branda, dopo averla ascoltata, ha firmato un provvedimento restrittivo ben articolato. Un’ordinanza con cui l’assegna agli arresti domiciliari nel reparto di Psichiatria dell’Annunziata di Cosenza. Quella di Giovanna, infatti, non è una storia da carcere ma una tragedia maturata a causa di una patologia. Le celle, i cancelli pesanti e le sbarre potrebbero solo provocare altri danni. Una madre che uccide un figlio compie un atto così innaturale da apparire folle. Ed è proprio questo il punto: la biologa ha bisogno d’essere curata. Sia la Procura che i difensori chiederanno nelle prossime ore l’esecuzione di una consulenza psichiatrica. E non sarà un modo per evitare un processo e una condanna perché questa donna una pena a vita se l’è già inferta da sola. La perizia sarà lo strumento attraverso cui individuare un percorso di recupero e di redenzione. Sabato mattina, infatti, si sono interrotte due vite: quella della piccola Marianna e quella di Giovanna. Ed è cambiata per sempre pure l’esistenza di Francesco, il papà della piccola vittima, che mai avrebbe immaginato di dover partecipare al funerale della figlioletta che tanto aveva imparato ad amare.

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