PROCESSO RUBY

Emilio Fede, bocciata
richiesta di atti
a Messina

Non merita critiche - ad avviso della Cassazione - la decisione con la quale il Gup di Milano, il 3 ottobre 2011, ha respinto la richiesta dei legali di Emilio Fede di trasferire da Milano a Messina, o in subordine a Monza, il processo nel quale è imputato, insieme a Lele Mora e Nicole Minetti, nel 'Rubygate' per induzione e favoreggiamento della prostituzione minorile.

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Non merita critiche - ad avviso della Cassazione - la decisione con la quale il Gup di Milano, il 3 ottobre 2011, ha respinto la richiesta dei legali di Emilio Fede di trasferire da Milano a Messina, o in subordine a Monza, il processo nel quale è imputato, insieme a Lele Mora e Nicole Minetti, nel 'Rubygate' per induzione e favoreggiamento della prostituzione minorile. Secondo la Suprema Corte - sentenza 40990 della Terza sezione penale, depositata oggi e relativa all'udienza svoltasi lo scorso 27 settembre - la decisione del gup non ha esondato dalle sue prerogative e non è affetta da "abnormità" come sostenuto dagli avvocati dell'ex direttore del Tg4. A carico di Fede, invece, i supremi giudici hanno accollato la condanna al pagamento di mille euro alla Cassa delle ammende "non potendosi escludere" che la dichiarazione di "inammissibilità" del suo ricorso "sia ascrivibile" a sua "colpa", per la pretestuosità delle tesi sostenute. In proposito, la Cassazione spiega che "con estrema chiarezza" le leggi forniscono "adeguati strumenti per la soluzione delle questioni concernenti la competenza territoriale" diversi dalla 'contestazione' del verdetto del gup. Secondo i legali di Fede, il processo doveva traslocare a Messina in quanto aveva conosciuto 'Ruby' in Sicilia, a Sant'Alessio Siculo (Me), all'inizio di settembre del 2009, quando la ragazza - allora minorenne - partecipava alla manifestazione 'Una ragazza per il cinema'. Fede presiedeva la giuria. Ma il gup, con decisione ora confermata dai supremi giudici, aveva ritenuto che quello era stato solo un incontro "prodromico" alla consumazione del reato. Sulla richiesta secondaria di spostare il procedimento a Monza, la Cassazione ha convalidato il 'no' del gup che aveva evidenziato come dalle indagini fosse emerso che a Milano "avvenivano gli incontri con gli imputati", e che "da questa città" la ragazza "veniva accompagnata ad Arcore" - in provincia di Monza - quando "aveva iniziato la propria frequentazione con Berlusconi". (ANSA).

 

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