Cosenza

La “Metro Leggera” e
il patto con le cosche

Un manager milanese aveva promesso ai clan appalti nell’ambito della costruzione della rete di collegamento tra la città bruzia e Rende. Il ruolo sinistro svolto dai calabresi Pino D’Agostino ed Eugenio Costantino con il lombardo Enzo Giudice.

metro cosenza

Volti mai schedati. Nomi e cognomi insignificanti. Nessun fascicolo personale in evidenza, le foto dimenticate in archivio, neppure un rigo nei provvedimenti giudiziari assunti dalla Dda di Catanzaro negli ultimi 16 anni. Nulla di nulla. Eppure Giuseppe D’Agostino, 70 anni, residente anagraficamente in contrada Macchialonga di Rende, era il “portavoce” e plenipotenziario della ’ndrangheta in Lombardia presentatosi alla corte di Domenico Zambetti per trattare l’appoggio elettorale (4000 voti) in occasione delle Regionali del 2010 in cambio della dazione di 200.000 euro. Ed a portarlo al cospetto del futuro assessore della giunta guidata da Formigoni, è stato Eugenio Costantino, 51 anni, di Cosenza, faccendiere al soldo della cosca Di Grillo-Mancuso di Limbadi. Lo stesso Costantino ha pattuito l’assegnazione dei futuri lavori di costruzione della Metropolitana leggera bruzia con Enzo Giudice, ex presidente della “Metro Engineering” di Milano.

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