Fondazione campanella

12 mila pazienti
a rischio

Sono ore decisive per il futuro della Fondazione Tommaso Campanella per la ricerca e la cura dei tumori di Catanzaro, a rischio chiusura. Davanti allo spettro della messa in liquidazione della struttura, in tanti si sono ritrovati in un sit-in di protesta davanti alla sede della Presidenza della Regione a Catanzaro per chiedere risposte al governatore Giuseppe Scopelliti

fondazione campanella
Sono ore decisive per il futuro della Fondazione Tommaso Campanella per la ricerca e la cura dei tumori di Catanzaro, a rischio chiusura. Davanti allo spettro della messa in liquidazione della struttura, in tanti si sono ritrovati in un sit-in di protesta davanti alla sede della Presidenza della Regione a Catanzaro per chiedere risposte al governatore Giuseppe Scopelliti, che potrebbe decidere di recedere da socio della Fondazione, sollecitandolo a individuare vie d'uscita dal tunnel in cui si è precipitati dopo la sentenza della Corte costituzionale che ha respinto le leggi regionali in base alle quali la Campanella sarebbe stata trasformata in ente pubblico. E Scopelliti che, sulla vicenda ha indetto una riunione ancora in corso, prima di chiudersi con i suoi tecnici a Palazzo Alemanni, ha incontrato i manifestanti assicurando impegno per trovare una soluzione e salvaguardare i livelli occupazionali. I dipendenti della struttura, malgrado un acquazzone, hanno mantenuto un presidio davanti alla sede della Regione. "Ieri abbiamo saputo - ha detto il direttore sanitario della Fondazione, Patrizia Doldo tra i partecipanti al sit-in assieme ad altri docenti - che il presidente oggi decide che cosa fare della fondazione. E l'idea è quella di chiuderla, cioé di recedere come socio fondatore. Sono dieci anni che lottiamo per questa fondazione e abbiamo circa dodicimila pazienti che non abbiamo avuto nemmeno il tempo di avvisare altrimenti sarebbero stati tutti qui. Non abbiamo più fiducia in nessuno, abbiamo perso qualsiasi speranza".
Scoraggiato ma non domo è anche Piersandro Tagliaferri, docente di oncologia e direttore di Unità operativa del Polo oncologico. "La battaglia - ha detto - vive purtroppo in una quotidianità spaventosa. A parte i lavoratori che sono qui a combattere, ci sono migliaia di pazienti che non sanno domani cosa faranno. Questo è il punto. Migliaia di pazienti in chemioterapia, in trattamenti oncologici sofisticati. Come facciamo a dire ai nostri pazienti: da domani andatevene. Ma dove dovranno andare e dove verranno accolti. Credo che si debba tutelare soprattutto il diritto dei calabresi ad essere curati bene in Calabria e per questo la Fondazione è essenziale. Se ci sono problemi amministrativi si risolvano e la migliore soluzione è quella di definire un piano di rilancio della Fondazione che permetta attraverso sperimentazioni gestionali di poter chiarire questo problema del pubblico privato. Sia chiara però una cosa: la Calabria se chiude la fondazione non risparmia soldi, ne spende molto di più. La fondazione messa nella condizione di lavorare è un abbattimento dei costi perché è in grado di offrire prestazioni che altrimenti pagheremmo salate altrove".
"Bisogna mettere intorno alla stesso tavolo tecnico politico - ha detto un altro docente dell'ateneo in piazza, Pierfrancesco Tassone, direttore unità operativa oncologica - il presidente Scopelliti e il rettore dimodoché s'impegnino a definire la questione nella sua globalità. Non possiamo più accettare queste promesse sistematicamente non mantenute, anche da parte della Regione. Una realtà importante e specificamente orientata come la Fondazione Campanella non può disturbare un intero piano di rientro che poggia su ospedali fatiscenti e realtà che andrebbero riconsiderate con molta serietà". "In questi anni - prosegue Tassone - abbiamo avviato collaborazioni con importanti strutture sanitarie internazionali dando la possibilità a giovani calabresi di specializzarsi anche all'estero: che cosa ne sarà di tutto questo. Qualcuno se lo dovrebbe chiedere".(ANSA).

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