NICOTERA

Finisce l'incubo ma Ciko voleva colpire ancora

Dopo la fine della latitanza di Francesco Olivieri, le indagini proseguono e ora sono finalizzate a individuare eventuali fiancheggiatori dell’omicida

Caccia all’omicida armato e pericoloso

Francesco Giuseppe Olivieri, meglio noto come Ciko, ieri alle 14 è comparso davanti al giudice Gabriella Lupoli assistito dall’avv. Giosuè Monardo in sostituzione dell’avv. Francesco Capria nominato legale di fiducia. Il 32enne omicida, che si è costituito lunedì notte e che ha tenuto per quattro giorni in apprensione l’intero comprensorio nicoterese dopo aver sparso terrore, morte e sangue, non ha scelto la via del silenzio. Senza giri di parole, ha risposto alle tante domande rivoltegli spiegando, caso per caso, anche i motivi che lo hanno spinto a sparare contro persone inconsapevoli uccidendone due e ferendone altre tre.

Nella maggior parte dei casi ha ricondotto tutto all’assassinio di suo fratello Mario ucciso nel 1997 lungo la strada provinciale che da Nicotera Marina porta all’incrocio con la Statale 18. Allora era appena di 10 anni, ma, evidentemente, non ha dimenticato. Anzi potrebbe aver accumulato quel rancore esploso venerdì pomeriggio probabilmente di fronte all’ennesimo riaffiorare del ricordo del fratello. Ciko, nella sua deposizione, non s’è fermato qui. Avrebbe fatto anche luce sul piano elaborato per portare avanti il suo tragico disegno ammettendo che era sua intenzione colpire altre persone oltre alle due uccise e alle tre ferite. Sarebbero stati suoi obiettivi anche un medico ritenuto responsabile della morte di un altro suo fratello avvenuta pochi mesi fa, nonché un parente alle cui dipendenze aveva in passato lavorato e un’altra persona che non gli aveva rivolto il saluto. Motivazioni alquanto futili che, però, lo avevano portato ad accumulare dentro di sé una rabbia cresciuta col tempo e, alla fine, non più controllata.

A precisa domanda del Gip, ha risposto che il fucile usato per il suo raid tra Nicotera e Limbadi lo aveva lasciato nella Fiat Panda data alle fiamme dopo averla abbandonata nelle campagne di Spilinga in contrada”Colarizzi”. L’auto è stata ritrovata dai carabinieri del locale comando di stazione nella tarda mattinata di avant’ieri. Nulla si sa su come abbia fatto l’Olivieri a raggiungere la casa circondariale di Vibo poco prima della mezzanotte dello stesso giorno. Per certo, quando ha suonato al cancello d’ingresso era solo.

Chiarita la sua posizione, il killer 32enne è stato subito messo a disposizione del sostituto procuratore della Repubblica Concettina Iannazzo, titolare delle indagini, e dei carabinieri che hanno raccolto le sue dichiarazioni rese durante la notte. Notificatogli il fermo in carcere, è stato avviato nella cella di isolamento dove ancora si trova in attesa delle decisioni che il gip Gabriella Lupoli intenderà adottare nell’arco delle 48 ore a sua disposizione.

Non pare che l’Olivieri abbia chiamato in causa persone che potrebbero averlo aiutato nei suoi spostamenti durante la latitanza. Latitanza che, in sostanza, è durata quasi ottanta ore. Un lasso di tempo durante il quale il comprensorio Nicotera-Limbadi è stato accerchiato dalle forze dell’ordine e dai militari dello squadrone dei Cacciatori Calabria che si sono mossi sul territorio notte e giorno perlustrando anche il centro abitato di Nicotera e, soprattutto, il vecchio quartiere Borgo.

La pressione di Carabinieri e Polizia s’è allentata un po' solo nella giornata di lunedì e, manco a farlo a posta, nel pomeriggio è stata trovata la carcassa bruciata della Fiat Panda usata dall’Olivieri e che pare fosse stata presa a noleggio. Un dato questo che confermerebbe come il piano sia stato ideato e preparato con cura. Poi, poco prima di mezzanotte, l’epilogo finale con la reclusione volontaria nella casa circondariale di Vibo.

Poco o nulla si sa sulla dinamica della sparatoria di venerdì pomeriggio, ma non pare che la questione, durante l’udienza di convalida sia stata affrontata entrando nei dettagli. I dubbi in merito, comunque, sono ormai pochi. Il 32enne ha cominciato il suo pomeriggio di fuoco a Limbadi dove nell’arco di pochi minuti ha sparato due colpi all’interno del bar “Nino’s”, ferendo Pantaleone Timpano, Francesco Di Mundo e Pantaleone D’Agostino, per poi scaricare la rabbia a Caroni dove ha crivellato con più fucilate la macchina di un’altra persona.

È poi ripartito alla volta di Nicotera dove gli spari sono stati indirizzati in aria in piazza Cavour e contro l’insegna di un ristorante chiuso da tempo in via Castello. L’escalation di violenza è proseguita in via Nuovo Liceo, dove ha esploso due colpi contro Giuseppina Mollese, e in via San Francesco dove ha messo nel mirino Michele Valerioti prima di ripartire alla ricerca di altri bersagli che, per loro fortuna, non sono stati raggiunti anche perché nel frattempo il territorio tra Limbadi e Nicotera è stato invaso dalle forze dell’ordine con un dispiegamento senza precedenti.

La città ancora frastornata dagli eventi prova a riprendere la sua routine quotidiana. Intanto, i familiari di Michele Valerioti e Giuseppina Mollese sono ancora in attesa di poter celebrare le esequie. Non pare, comunque, debba passare molto tempo. Le salme delle due vittime si trovano nell’obitorio di Vibo Valentia dove stamattina saranno eseguiti entrambi gli esami autoptici da parte del medico legale Katiuscia Bisogni. Il sostituto procuratore Concettina Iannazzo ne ha, infatti, disposto l’effettuazione dopo che da Catanzaro è arrivata a Vibo anche la bara della signora Mollese. Le risultanze, naturalmente, entreranno a far parte degli atti a corredo delle attività investigative e delle stesse attività processuali che, probabilmente, non tarderanno molto ad essere avviate. Peraltro, la tendenza dell’Olivieri a raccontare i fatti, riconoscendo le sue responsabilità potrebbe velocizzare le procedure. 

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