Vibo

Paura a Limbadi, la bomba azionata a distanza

L’attentato di lunedì pomeriggio nelle campagne del piccolo centro del vibonese ha dilaniato Matteo Vinci, 44 anni, e ferito gravemente il padre. La madre della vittima straziata dal dolore accusa: «Per anni siamo stati angariati dai Di Grillo-Mancuso»

Paura a Limbadi, la bomba azionata a distanza

Sul fatto che sia stato un ordigno a portare sfacelo e morte in località “Cervulara” gli inquirenti non nutrirebbero dubbi. Una bomba rudimentale piazzata sotto il cofano della Ford Fiesta in uso alla vittima e al padre Francesco, di 75 anni rimasto ustionato, azionata a distanza. Un attentato in grande stile, arrogante e plateale, compiuto nel feudo dei Mancuso.

E in una terra (un tempo) di santi, poeti e navigatori trovano spazio le tattiche da guerriglia. È accaduto qualche mese fa nelle Preserre, è accaduto lunedì a Limbadi, tanto per citare i fatti più recenti.

Ma l’esplosione dell’altro ieri, al di là degli aspetti tecnici da chiarire al vaglio di carabinieri e Dda, di interrogativi ne pone. Domande che pesano come macigni alla luce delle dichiarazioni rese al Tg Calabria da Rosaria Scarpulla, madre di Matteo e moglie di Francesco Vinci. La donna, sebbene piegata dal dolore, con grande coraggio, ha puntato il dito contro i proprietari del terreno confinante. Non persone qualsiasi ma Rosaria Mancuso, sorella dei boss Peppe, Diego e Pantaleone (alias l’Ingegnere) e il marito Domenico Di Grillo, quest’ultimo ieri sera fermato per detenzione di armi e munizioni. Persone che, secondo quanto rivelato dalla donna, da tempo avevano messo gli occhi sul loro terreno.  

L’articolo completo potete leggerlo nell'edizione cartacea

Lascia il tuo commento

Condividi le tue opinioni su Gazzetta del Sud online

Caratteri rimanenti: 400

Le altre notizie

i più letti di oggi