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La Vibonese torna in D, una vergogna senza fine

Incredibile: si riparte dal Tribunale nazionale federale! Caffo: «Avvieremo un’azione legale contro tutti»

La Vibonese torna in D, una vergogna senza fine

Da Frattini a Frattini. Tutto è iniziato con l’ex ministro e tutto rischia di finire con una sentenza che porta la sua firma. Da un ricorso inammissibile ad uno ammissibile e a pagare dazio è sempre la Vibonese con la Figc e la Lega Pro che riescono all’ultimo minuto di una partita infinita a segnare il gol che può risultare quello decisivo. Anche se la vergogna di questa vicenda è palese visto che a campionati già iniziati non si sa ancora in che torneo giocherà la Vibonese: quale sarebbe la certezza del diritto. Una vergogna, appunto!

Il Collegio di garanzia del Coni ha, infatti, accolto il ricorso presentato congiuntamente da Carlo Tavecchio e Gabriele Gravina, rispettivamente presidente della Figc e della Lega Pro. Annullata con rinvio la sentenza emessa lo scorso 24 agosto dalla Corte federale d’appello, la quale a sezioni unite aveva disposto la retrocessione all’ultimo posto dell’Acr Messina e la conseguente reintegra della Vibonese in Serie C. Quasi un mese dopo si torna nuovamente al punto di partenza perché il Coni, oltre ad azzerare il verdetto della Cfa, dispone un nuovo processo. Non si ripartirà dall’Appello come nella giustizia ordinaria, ma addirittura dal primo grado, dal Tribunale nazionale federale. Tutto da rifare, insomma. Le motivazioni saranno rese note nei prossimi giorni, ma da quanto filtra alla base della decisione presa dal Collegio giudicante ci sarebbe un difetto di notifica. In pratica uno di quei cavilli da “azzeccagarbugli” che salva in corner da una figuraccia Carlo Tavecchio e Gabriele Gravina.

Succede così che lo stesso Franco Frattini, inflessibile con la Vibonese ad inizio estate quando dichiarò inammissibile la richiesta d’accesso agli atti della Lega Pro, trova l’escamotage per rendere ammissibile un ricorso che la stessa Procura generale del Coni aveva giudicato negativamente in dibattimento. Un caso più unico che raro vedere il procuratore generale schierarsi con la controparte. Come un pm che in un processo ordinario dà ragione all’imputato.

Sembrava il preludio ad un verdetto favorevole. Non è stato così perché Franco Frattini e il suo collegio hanno deciso di non decidere allungando ulteriormente i tempi. In fondo era ciò che Figc e Lega Pro speravano. Ora la palla torna nel loro campo e la giustizia federale non avrà certamente fretta di chiudere la partita. Dovrà essere celebrato un processo al Tribunale federale nazionale e, eventualmente, alla Corte federale d’appello, la stessa che ha dato ragione nel merito al club rossoblù. Nel frattempo la Vibonese è stata respinta in Serie D ed in Serie D dovrà giocare. Probabilmente già da domenica 24 settembre con una squadra da rifare.

Ma di questa giustizia sportiva Caffo e soci non si fidano più. Il verdetto del Coni non ha affatto chiuso la vicenda, ma ha aperto a tutti gli effetti la guerra. La società è infatti decisa ad andare fino in fondo e stavolta sconfinerà nella giustizia ordinaria rivolgendosi agli organi amministrativi e penali. «Di sicuro – ha dichiarato Pippo Caffo – avvieremo un azione legale contro la Lega Pro e contro tutti coloro che si sono resi responsabili di omissioni di atti d’ufficio».

Intanto la prossima tappa, alquanto scontata, è quella che porta dritta al Tar del Lazio: «Il ricorso è pronto ma – ha aggiunto il presidente – attendo di parlare con l’avvocato Di Cintio per ufficializzare le prossime mosse. Intanto attendiamo di conoscere le motivazioni e poi ci muoveremo per la nostra strada senza indugi e con la massima determinazione».

Resta l’infinita amarezza per i tifosi rossoblù che avevano creduto nel sogno. Così si gioca con i sentimenti e le passioni di tutti e con gli imprenditori che provano a fare calcio: così è impossibile credere che questo sport sia ancora una cosa seria e la responsabilità è di chi lo governa.

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