Catanzaro

Anziana rapinata e uccisa in casa
Confermata condanna a 30 anni

Sentenza d’appello sul caso di Antonia Critelli ammazzata nella sua casa di Pontepiccolo nella notte fra il 22 e 23 marzo 2009

Anziana rapinata e uccisa in casa  Confermata condanna a 30 anni

La Corte d’Assise d’Appello di Catanzaro (presidente Petrini, a latere Commodaro) ha confermato la sentenza di condanna a trent’anni di reclusione nei confronti Davide Veneziano, catanzarese di 27 anni, ritenuto responsabile dell’omicidio di Antonia Critelli, l’anziana madre dell’ex presidente della Confcommercio, Pietro Tassone, ammazzata nella sua casa di Pontepiccolo nella notte fra il 22 e 23 marzo 2009. In primo grado venne condannato dal gup di Catanzaro anche Silvano Passalacqua, allora 41enne e oggi deceduto.

Secondo l’accusa il delitto è stato conseguenza di una rapina. Per lungo tempo le indagini proseguirono senza esito. Dopo l’isolamento del Dna rinvenuto sul luogo del delitto, però, gli investigatori riuscirono ad individuare i presunti responsabili che vennero arrestati.

I due imputati scelsero di essere giudicati con il rito abbreviato e i gup di Catanzaro, Giuseppe Perri, accogliendo le richieste del pm Fabiana Rapino e delle parti civili, Pietro Tassone (difeso dall’avv. Nunzio Raimondi) e Domenico Tassone (difeso dall’avv. Fabrizio Costarella), li condannò a trent’anni di reclusione. Avverso questa sentenza ha proposto appello soltanto Veneziano in quanto il Passalacqua è, nel frattempo, deceduto.

Nell’udienza di ieri il procuratore generale Raffaella Sforza ha chiesto la conferma della condanna a trent’anni. Stessa richiesta, con condanna al risarcimento del danno, è stata avanzata dagli avvocati di parte civile, Nunzio Raimondi e Fabrizio Costarella. Quest’ultimo ha molto insistito sulla fondatezza del quadro probatorio a carico dell’imputato e sulla non configurabilità, nel caso di specie, del concorso anomalo e dell’omicidio preterintenzionale. Da parte sua, l’avvocato Raimondi ha illustrato gli elementi emersi sulla scena del crimine e quelli emersi dalla consulenza tecnica medico-legale d’ufficio, per smentire puntualmente le ricostruzioni degli imputati che, sulla base della sentenza di primo grado, ha definito «inverosimili».

Per quanto riguarda Veneziano, l’avv. Piero Chiodo ha difeso l’imputato con una lunga e articolata arringa, chiedendone l’assoluzione per non aver commesso il fatto in quanto il suo assistito non sarebbe stato nella stanza al momento del delitto.

Dopo una lunga camera di consiglio la Corte ha confermato la sentenza, condannando Veneziano anche al risarcimento del danno nei confronti delle parti civili.

Al termine del processo, il figlio della vittima, Pietro Tassone, visibilmente commosso, ha affermato che «non cesserà mai» di onorare la memoria della madre «chiedendo giustizia». L’avv. Nunzio Raimondi, dal canto suo, ha commentato così il verdetto: «Non gioisco mai per una condanna, ma penso che in questo caso l’efferatezza dell’omicidio e la gravità della condotta posta in essere dall’imputato non potessero essere retribuite che con una pena esemplare, come in effetti è avvenuto».

La difesa ha annunciato che ricorrerà in Cassazione.(g.l.r.)

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