Catanzaro

Licenziato il furbetto
del cartellino

L’Asp di Catanzaro ha mandato a casa il medico Vittorio Cristaudo di Lamezia Terme. Era stato beccato dai finanzieri a casa dopo aver timbrato in ospedale

Licenziato il furbetto  del cartellino

Licenziamento disciplinare senza preavviso. Dopo nemmeno tre mesi dall'arresto in flagranza di reato per aver timbrato il cartellino e poi essere andato a casa, il dottore Vittorio Cristaudo, medico del servizio vaccinazioni di Lamezia Terme, si è visto recapitare la lettera di licenziamento da parte dell'Azienda sanitaria provinciale di Catanzaro.

Il provvedimento, firmato dal direttore generale dell'Asp Giuseppe Perri, segue la sospensione dal lavoro, avvenuta subito dopo l'arresto eseguito dagli agenti del Nucleo investigativo della Guardia di finanza, diretto dal brigadiere Vito Margiotta, che fa parte del Gruppo lametino comandato dal colonnello Fabio Bianco.

Cristaudo si trova sott’inchiesta per truffa aggravata e falso. Nel giugno scorso infatti le Fiamme gialle, dopo averlo pedinato, hanno visto che mercoledì pomeriggio aveva timbrato il badge nell’ospedale cittadino e subito dopo era andato via a bordo della sua Fiesta.

Tornato a casa sua in città, i finanzieri hanno bussato alla porta e l’hanno colto in flagranza di reato, perchè secondo il rilevatore elettronico di presenza il professionista risultava al lavoro, ma in realtà non c’era.

Ai finanzieri il medico ha detto che era stato colto da un malore, per questo era rientrato nella sua abitazione.

Versione che il dottore del servizio vaccinazioni ha anche fornito al Giudice delle indagini preliminari del tribunale lametino, nel corso dell'interrogatorio avvenuto a seguito dell'arresto. Affiancato dal suo difensore di fiducia, l'avvocato Lucio Canzoniere, il medico accusato di essere un “furbetto del cartellino” avrebbe dichiarato al magistrato che da un po’ di tempo non era in buone condizioni di salute.

Il medico prestava servizio nell’ambulatorio delle vaccinazioni in Via De Gasperi, nel centro storico del quartiere Sambiase. Dove ogni giorni arrivano decine e decine di neonati e bambini per essere vaccinati. Prima di andare al lavoro, non essendoci rilevatori di presenze in quell’ufficio periferico dell’Azienda sanitaria provinciale, Cristaudo doveva raggiungere l’ospedale “Giovanni Paolo II” in via Perugini, timbrare il cartellino e poi arrivare in Via De Gasperi.

La mattina di mercoledì aveva fatto così, poi però non ha fatto il rientro pomeridiano dopo la pausa pranzo. Da qui le accuse di truffa, aggravata dal fatto che viene commessa ai danni di un ente pubblico, e di falso.

Vittorio Cristaudo veniva tenuto d’occhio da diversi giorni: secondo i militari del Gruppo lametino della finanza, infatti, il medico più volte avrebbe timbrato e sarebbe andato via subito dopo. Secondo un dossier consegnato al sostituto procuratore della Repubblica di Lamezia Terme, Luigi Maffia, il dottore avrebbe attestato di essere a lavoro anche in orari in cui l’ambulatorio di Via De Gasperi è chiuso.

Subito dopo l'arresto, l’Azienda sanitaria provinciale di Catanzaro ha aperto un’inchiesta interna, che si è conclusa i primi di settembre. In particolare, l'Ufficio procedimenti disciplinari, area della dirigenza medico-veterinaria, avrebbe accertato le responsabilità del dottore Cristaudo. Da qui l'atto firmato dal direttore generale Giuseppe Perri, con il licenziamento disciplinare senza preavviso, con il quale «si considera concluso il rapporto di lavoro del dottore con l'Asp catanzarese, a decorrere dalla data di notifica del provvedimento al dipendente». Il provvedimento è stato disposto in base alla cosiddetta riforma Madia, il decreto legislativo n. 116 contro i “furbetti del cartellino”, che prevede il licenziamento disciplinare nella pubblica amministrazione. Decreto emanato il 20 giugno 2016. Tre giorni dopo l’arresto del dottore Vittorio Cristaudo.

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