Lamezia

I pentiti inchiodano
le cosche della città

Il pubblico ministero al processo “Andomeda” fa un excursus delle faide finite nel sangue. «C’è una certificata credibilità emersa anche nei precedenti processi di ‘ndrangheta»

I pentiti inchiodano  le cosche della città

«C’è una certificata credibilità dei collaboratori di giustizia anche nei precedenti processi». Gli stessi pentiti che hanno determinato le condanne di boss e affiliati dei clan Giampà e Torcasio-Cerra-Gualtieri. E che lanciano precise accuse pure contro gli Iannazzo e la cosca satellite Cannizzaro-Daponte. Sulla base di quelle rivelazioni ma anche di numerose intercettazioni e dai racconti di alcune delle vittime di estorsioni, ieri il pubblico ministero Elio Romano ha chiesto tre ergastoli e oltre 240 anni di condanne per i 39 imputati del processo abbreviato “Andromeda” in corso a Catanzaro (quello ordinario si celebra a Lamezia e per oggi è prevista un’udienza).

Richieste durissime se si pensa che il rito abbreviato si sceglie non solo per velocizzare la sentenza, ma soprattutto perchè è previsto lo sconto di un terzo della pena.

Ieri è stato chiuso il dibattimento dal Gup distrettuale Gaetano De Gregorio, e dopo la requisitoria del pubblico ministero Elio Romano (vedi pagina 21) hanno presentato le loro istanze le parti civili: il Comune con l’avvocato Caterina Restuccia, il legale Eugenio Battaglia per conto degli imprenditori Salvatore e Armando Mazzei, e per l’Associazione lametina antiracket l’avvocato Carlo Carere.

La prossima udienza sarà riservata agli interventi della difesa. La sentenza dovrebbe essere emessa in ottobre. Tempi brevi rispetto alla media dei processi penali, se si considera che gli arresti dei presunti mafiosi sono avvenuti in città nel maggio dello scorso anno.

Dall’inchiesta “Andromeda” ne sono scaturite delle altre, quelle in cui ad alcuni imputati sono stati contestati degli omicidi. Ma sono pure scattate le indagini dell’inchiesta “Dirty Soccer” dopo le intercettazioni che ha fatto la Squadra mobile catanzarese sui telefonini di Pietro Iannazzo, ex patròn del Sambiase Calcio. È emerso un giro vorticoso di partite truccate e di scommesse milionarie nei campionati di Lega Pro e serie D, col coinvolgimento di presunti grossi truffatori maltesi e albanesi, ma soprattutto di società calcistiche, allenatori e anche calciatori. Un’inchiesta che ha coinvolto una trentina di club, incluso la Vigor Lamezia, ed ha interessato una cinquantina di partite “taroccate” nel Nord come nel Sud.

Dalle rivelazioni del pentito Gennaro Pulice, killer della cosca Cannizzaro-Daponte, sono pure emerse presunte infiltrazioni dei clan lametini nella costruzione della Cittadella regionale a Germaneto, ma anche dell’università e del vicino policlinico “Materdomini”.

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