Il caso nel Vibonese

Sposi in elicottero, il sindaco si giustifica

Il primo cittadino di Nicotera, Giuseppe Pagano: "L'autorizzazione era stata data per l'atterraggio nel campo sportivo"

Sposi in elicottero, il sindaco si giustifica

"L'autorizzazione era stata data per l'atterraggio nel campo sportivo. Noi come Comune non abbiamo autorizzato nessuna occupazione del suolo pubblico tale da interdire la viabilità o chiudere spazi alla normale viabilità". E' quanto afferma Giuseppe Pagano, sindaco di Nicotera (Vibo Valentia), in un'intervista rilasciata al Gr3, sulla vicenda dell'elicottero atterrato nel centro storico del paese per un matrimonio. Per il sindaco l'atterraggio del velivolo nella piazza centrale senza che nessuno sapesse niente "è un fatto gravissimo, deprecabile da irresponsabili su cui sono in corso delle indagini della magistratura". Pagano, però, nell'intervista, esclude categoricamente che i vigili urbani fossero al corrente delle strade bloccate e transennate. Nessuna autorizzazione è stata rilasciata dal comune. Era arrivata - aggiunge - una richiesta per l'atterraggio presso il campo sportivo che è in una zona periferica". Quindi lì, nel campo avete dato l'ok? "Si, il campo è recintato. Non sminuisco la gravità". Il Comune di Nicotera, ricorda il giornalista del Gr3, è stato sciolto due volte per mafia in dieci anni. "Sì, sì: io a suo tempo ero avversario delle amministrazioni che mi hanno preceduto e sono stato oggetto di un attentato".

La Direzione distrettuale antimafia di Catanzaro si occuperà della vicenda dell'atterraggio di un elicottero nella piazza di Nicotera, nel vibonese, avvenuto nei giorni scorsi in occasione di un matrimonio. Lo scrive il Quotidiano del sud. Al momento, comunque, si è tratta solo della comunicazione, da parte della Procura di Vibo Valentia, dell'apertura di un'inchiesta sul caso. "Le carte sono ancora a Vibo" ha detto all'Ansa il procuratore di Catanzaro e capo della Dda Nicola Gratteri. La decisione nasce dal fatto che tra i 600 invitati al matrimonio erano presenti personaggi noti alle forze dell'ordine per la loro appartenenza o comunque vicinanza alla cosca di 'ndrangheta dei Mancuso che opera nel vibonese. E' per questo che i carabinieri della Compagnia di Tropea, coordinati dalla procura vibonese, stanno anche cercando di tratteggiare il profilo dello sposo, un operaio 31enne, Antonio Gallone, sorpreso 5 anni fa ad innaffiare una piantagione di canapa indiana. La nonna dell'uomo è una lontana cugina di un trisavolo di un appartenente alla famiglia dei Mancuso. I carabinieri hanno già sentito il sindaco, il comandante della polizia municipale ed il responsabile dell'ufficio tecnico del Comune (che hanno sostenuto di non avere concesso alcuna autorizzazione e che questa era stata chiesta per l'atterraggio allo stadio di cui si sarebbero occupati gli uffici tecnici) e nei prossimi giorni sentiranno altri dipendenti comunali. Probabile che gli investigatori sentano anche il pilota dell'elicottero per chiarire chi e perché ha autorizzato l'atterraggio in vista del quale la piazza di Nicotera è stata transennata per circa 3 ore.

"Lo Stato faccia subito chiarezza sull'atterraggio di un elicottero con due novelli sposi nella piazza principale di Nicotera, uno dei quali avrebbe rapporti di parentela con la famiglia Mancuso, potente cosca di 'ndrangheta". E' quanto afferma, in una nota, la deputata M5s Dalila Nesci. "L'episodio - prosegue Nesci - è gravissimo e per quanto ricostruito lascia ipotizzare complicità dell'amministrazione comunale, che dovrà fornire tutte le spiegazioni del caso alla Procura di Vibo Valentia. Presenterò immediatamente un'interrogazione parlamentare ai ministri dell'Interno e dei Trasporti, perché questa vicenda potrebbe rivelare molto più di quanto si possa immaginare, in merito alla gestione dei poteri pubblici nel territorio vibonese. Oltretutto se fossero accertate irregolarità in virtù di parentele con l'organizzazione criminale, nell'immaginario collettivo passerebbe un messaggio inaccettabile, cioè che l'amministrazione pubblica permette ogni sfizio a soggetti comunque riconducibili al potere dell'antistato". "La provincia di Vibo Valentia - conclude Nesci - ha bisogno di un controllo e di un'attenzione particolari dallo Stato, perché il dominio mafioso è forte, capillare e purtroppo esteso anche a diversi municipi, sciolti per infiltrazioni. Da tempo il Movimento 5 stelle ha portato in parlamento la questione vibonese, ma il governo si sta rivelando sordo, muto e cieco".(ANSA)

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