Lamezia

«Ho bruciato
io Pietro Pulice»

Il collaboratore di giustizia Vincenzo Ventura ha ripercorso l’omicidio avvenuto nel 2005. Durante il controesame del teste sarebbero emerse contraddizioni

«Ho bruciato io Pietro Pulice»

Si è autoaccusato di essere stato uno degli esecutori materiali dell'omicidio di Pietro Pulice. Ieri mattina Vincenzo Ventura, uno dei 23 collaboratori di giustizia dei clan lametini, ha ripercorso gli attimi dell'atroce delitto avvenuto la notte del 29 settembre del 2005. E lo ha fatto, rispondendo alle domande dei difensori dell'imputato Vincenzo Arcieri (gli avvocati Aldo Ferraro e Vincenzo Galeota), nell'ambito del troncone del processo “Perseo” dedicato agli omicidi commessi dalla cosca Giampà.

Ventura ha raccontato in aula di aver personalmente bruciato il cadavere di Pulice, abbandonato in località Crozzano, riferendo inoltre che Vincenzo Arcieri è rimasto in piedi freddo vicino la macchina di Pulice, per poi scappare via verso casa dopo gli spari da parte di Saverio Cappello. Un atteggiamento, hanno evidenziato gli avvocati, «incompatibile con quello di chi, secondo l’accusa, era consapevole delle sorti di Pulice, tanto da portarlo sul luogo dell’agguato». Nel corso dell'udienza di ieri, che vede imputati davanti alla Corte d'Assise  di Catanzaro Vincenzo Arcieri (difeso dagli avvocati Aldo Ferraro e Vincenzo Galeota), Antonio Voci (difeso dall'avv. Leopoldo Marchese), Giancarlo Chirumbolo (difeso dall'avv. Mandarino) e Franco Trovato (difeso dagli avvocati Salvatore Staiano e Torchia), in relazione agli omicidi di Pietro  Pulice, Nicola Gualtieri, Giuseppe Chirumbolo e Bruno Cittadino, i difensori di Arcieri hanno fatto emergere alcune contraddizioni tra le dichiarazioni rese in fase di indagini da Ventura e quelle rese nella scorsa udienza, rispondendo alle domande del pubblico ministero.

Quanto alla confessione che Ventura avrebbe ricevuto da Arcieri circa il suo coinvolgimento in questo omicidio, dal controesame dei difensori di Arcieri è inoltre emerso che i rapporti tra i due «non erano confidenziali  nè stretti». E soprattutto, mai Arcieri «aveva confidato alcunchè a Ventura, nè Ventura ha mai discusso le sue azioni criminali con Arcieri», il che renderebbe, secondo i difensori, «inconcepibile la  circostanza riferita dal collaboratore, frutto probabilmente di quanto emerso in aula, ovvero della conoscenza da parte di Ventura delle dichiarazioni che su tale vicenda erano state rese dagli altri collaboratori di giustizia, Rosario e Saverio Cappello». Anche perchè era stato tratto in arresto il 18 luglio 2012 per l’omicidio di Federico Gualtieri nell’ambito dell'operazione “Minerva” e, nel luglio 2013, dell’ordinanza cautelare “Perseo” che tali dichiarazioni conteneva integralmente.

Nell'udienza di ieri, il pubblico ministero ha chiesto l'esame del collaboratore di giustizia Pasquale Giampà “millelire”, in merito agli omicidi di questo troncone processuale, la maggior parte dei quali decisi proprio da lui. Il pm ha anche annunciato di voler sentire in aula anche Domenico Giampà, ultimo collaboratore di giustizia lametino in ordine cronologico, che si va ad aggiungere agli altri 22 collaboratori. 

La Corte d'Assise ha accolto la richiesta del pubblico ministero, rinviando il processo al 18 ottobre  per l’esame e il controesame di Pasquale Giampà. Il 20 ottobre è prevista la chiusura dell'istruttoria dibattimentale, la requisitoria del pm e la calendarizzare le discussioni dei difensori.

Lascia il tuo commento

Condividi le tue opinioni su Gazzetta del Sud online

Caratteri rimanenti: 400

Le altre notizie

i più letti di oggi