Nel Vibonese

Mileto, parroco e vescovo ai ferri corti

Il sacerdote reagisce dopo la strigliata di mons. Renzo sui festeggiamenti nel giorno del lutto nazionale per le vittime del sisma. Don Mimmo Dicarlo: «Avrebbe potuto dirmelo di persona anziché durante l’omelia»

Mileto, parroco e vescovo ai ferri corti

Don Mimmo Dicarlo

Mileto

L’omelia del vescovo monsignor Luigi Renzo nel giorno di San Fortunato ha provocato un terremoto che ha lasciato il segno. Quelle parole del presule sugli sprechi durante le feste non sono state, infatti, noccioline ma veri e propri fendenti che hanno risvegliato dai suoi mille silenzi di questi ultimi anni la cittadina dei preti, dei poeti e dello struscio serale, dove tutto spesso viene vissuto sottotraccia.

Nei pressi della chiesa cattedrale, che tra qualche giorno sarà elevata a basilica minore, all’uscita della messa il bisbiglio è forte, lungo il corso Umberto è fitta la schiera degli opinionisti pro e contro il monito del presule, mentre nei bar non manca chi è pronto a spararla grossa nella speranza che la bufala faccia presa. La cattolicissima Mileto in questi giorni è questa. Una cittadina inquieta e più pettegola del solito, dove in tanti impastano e colorano.

In tutto questo clima chi ha voglia davvero di parlare è don Mimmo Dicarlo che dalle parole del massimo rappresentante della chiesa diocesana si è sentito chiamare direttamente in causa. il sacerdote è come un fiume in piena e ci raccomanda di scrivere ogni parola del suo dire. «Di quello che sto per affermare – dice – dovete scrivere tutto in quanto me ne assumo ogni responsabilità».

Prego don Mimmo, dica la sua verità...

«Sono amareggiato per quanto è successo, soprattutto perché alla luce di tutta questa vicenda il vescovo invece che un padre nei miei confronti si è rivelato un patrigno. Il presule, dato che viviamo praticamente sotto lo stesso tetto, anziché dire quelle cose che mi hanno ferito nella messa pontificale, avrebbe potuto benissimo convocarmi e dirmi di persona: “don Mimmo sospendi tutto, o al limite notificarmi questa sua decisione tramite lettera».

Lei avrebbe sospeso tutto?

«Certo che l’avrei fatto, senza la necessità di questo clamore sui giornali. Ma voglio anche aggiungere che la serata chiamata in causa è stata dedicata, ma questo forse il presule non lo sa, a due ragazze della comunità affette da leucemia, Dorotea e Benedetta, ricoverate in ospedale. Con una di loro, abbiamo anche fatto una diretta con i cover dei Modà. Inoltre, l’incasso della serata è stato devoluto ai terremotati. E poi ci tengo a dire che la festa tanto contestata ha voluto soprattutto essere, in questo periodo di crisi e con tante persone delle nostre comunità che soffrono, un momento di amore e di affetto e non certo come ha detto il vescovo una fiera delle vanità».

Ma adesso cosa chiede il parroco della cattedrale al suo vescovo?

«Chiedo a monsignor Renzo che stia più vicino a noi parroci, specie nei momenti difficili. In particolare devo dire che nel mio caso, per tante situazioni i che mi è toccato affrontare e per gli insulti ingiustificati che spesso ho ricevuto, questo non è accaduto e che per avere conforto ho dovuto rivolgermi ad alcuni confratelli . Al presule, al quale io voglio bene perché così mi hanno insegnato sin dagli anni giovanili, chiedo anche la sua vicinanza alle problematiche dei ragazzi tossicodipendenti che vivono nel nostro centro e che mandiamo avanti da anni a costo di tanti sacrifici».

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La presa di posizione durante la messa pontificale

Il durissimo monito del presule in cattedrale

Il vescovo Luigi Renzo nel corso della messa pontificale non si era risparmiato: «In questo contesto di festa, anche se a qualcuno dispiacerà, devo manifestarvi – aveva detto – il mio profondo turbamento per quanto sta accadendo in questi giorni. Mentre nel Centro Italia un terremoto ha distrutto interi paesi provocando morti e feriti, noi da 4 giorni stiamo facendo festa anche in modo esagerato con illuminazione eccessiva e feste di piazza come se tutto ciò che è avvenuto non ci riguardasse. A questo aggiungo un altro fatto gravissimo, che mi ha fatto vergognare in me stesso. In Italia ieri è stato indetto un giorno di lutto nazionale per le vittime del terremoto, mentre noi ci siamo presi il lusso di effettuare uno spettacolo con spari e quant’altro di cattivo gusto. La festa ai Santi Patroni, che dovrebbe essere sobria e soprattutto spirituale si sta trasformando invece in una fiera delle vanità...». (v.v.)

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