Vibo

‘Ndrangheta sulla costa vibonese
La Dda colpisce e “affonda” i clan

Eseguiti 22 fermi e sequestrati beni per 70 mln. Coinvolto anche il mondo politico-amministrativo locale. Stangata alla cosca Mancuso e alle ‘ndrine: Il Grande, Accorinti e La Rosa

‘Ndrangheta sulla costa vibonese  La Dda colpisce e “affonda” i clan

Dal mare, sul mare e lungo la costa. Dal mare si è mosso ieri lo tsunami giudiziario che ha travolto le cosche della fascia costiera vibonese trascinando anche sindaci ed ex sindaci, amministratori ed ex. Di Briatico e di Parghelia.

Sul mare viaggiavano le navi dirette alle Isole Eolie, minicrociere diventate il business dei clan unitamente al settore turistico-ricettivo da sempre molto gettonato. Lungo la costa la Dda di Catanzaro ha, invece, ricostruito la mappa dei vari movimenti delle “famiglie” convergenti in un unico punto: Limbadi. Non a caso l’operazione, prosecuzione dell’inchiesta “Black money” – che ha portato all’emissione di 23 fermi (22 eseguiti), mentre altre 66 persone sono indagate a piede libero – è stata denominata “Costa pulita”.

A dettare tempi e regole sarebbe stato il boss Cosmo Michele Mancuso, 67 anni esponente della “generazione degli 11” – passato indenne senza colpo ferire alle altre più recenti operazioni anti-‘ndrangheta – il quale, con l’aiuto del nipote Pantaleone Mancuso (alias Scarpuni) sarebbe stato il vero e grande burattinaio.

Questa volta a togliere il coperchio calato negli anni sul mare è stata una vera e propria corazzata, composta da Squadre mobili (Vibo e Catanzaro), lo Sco, i carabinieri del Reparto operativo radiomobile di Vibo e della Compagnia di Tropea, militari del Gico della Guardia di finanza. A dirigere il tutto i sostituti procuratori distrettuali Camillo Falvo e Pierpaolo Bruni, con il coordinamento del procuratore di Catanzaro Giovanni Bombardieri.

Una volta tolto il coperchio è stato praticamente impossibile arginare l’azione della grande onda, anomala tanto quanto alcuni rapporti e frequentazioni che in riva al mare (soprattutto nel bar Tony di Nicotera Marina, quartier generale del boss Luni Scarpuni) sarebbero stati tessuti e mantenuti. Rapporti anche con imprenditori e non soltanto con esponenti delle consorterie locali (Accorinti, La Rosa e Il Grande) satelliti in un’orbita circolare intorno al clan dei clan, ovvero ai Mancuso di Limbadi, piegati, colpiti, feriti, ma non ancora vinti.

Nello specifico il settore delle minicrociere avrebbe stuzzicato gli appetiti del boss Cosmo Michele Mancuso (alias Michelina) e la longa manus della ‘ndrangheta sarebbe stata dietro il business azionando anche la leva dei danneggiamenti, compiuti in danno di esercenti e privati cittadini, per assumere il controllo, in regime di monopolio, del trasporto marittimo “Tropea-Isole Eolie” e di villaggi turistici della costa oltre che per convogliare lavori pubblici e privati verso ditte collegate al sodalizio. Nella sfera d’azione finite anche la zona del porto di Vibo Marina e quella industriale di Portosalvo, nonché gli appalti pubblici a Parghelia tra il 2009-2012.

All’alba di ieri l’onda lunga dei controlli ha anche lambito le abitazioni di alcuni indagati a piede libero per concorso esterno in associazione mafiosa. Tra queste quelle dell’ex sindaco di Briatico Francesco Prestia e dell’attuale sindaco, nonché presidente della Provincia di Vibo Andrea Niglia. E mentre il M5S chiede le sue dimissioni Niglia in una nota evidenzia: «L'informazione di garanzia inerente all’operazione “Costa Pulita” è un atto a mia tutela che mi consentirà di dimostrare la mia completa estraneità in vicende che risalgono a diversi anni fa. Ho dato mandato ai miei legali affinchè possa essere sentito, al più presto, dal pm mettendomi a completa disposizione dall’autorità giudiziaria».

Contestualmente ai fermi è scattato il sequestro di numerosi beni mobili, oltre 100 immobili, svariate quote societarie, rapporti bancari, 2 villaggi turistici, attività economiche, tra cui tre compagnie di navigazione che assicurano i collegamenti con le Isole Eolie, tutti beni ritenuti direttamente o indirettamente riconducibili agli indagati, per un valore stimato in circa 70 milioni di euro. Tra i beni sequestrati anche 3 motonavi utilizzate nel settore delle minicrociere alle Isole Eolie. I particolari dell’operazione sono stati resi noti nel corso di una conferenza stampa interforze tenuta nella Prefettura di Catanzaro.

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