Vibo

Centri dialisi,
strutture in ginocchio

Mancano medici e infermieri, strumenti inadeguati. A Serra San Bruno locali con infiltrazioni d’acqua. Allo “Jazzolino” un solo ascensore costringe i pazienti ad attese di oltre 30 minuti

Centri dialisi, strutture in ginocchio

Oltre mille pazienti curati in ambulatorio per problemi renali e 150 dializzati distribuiti sull’intero territorio provinciale: sono questi i numeri che l’Associazione dializzati e trapiantati (Adet), presieduta da Rossella Iannello e da anni attiva nel Vibonese, sbandiera con rabbia e preoccupazione per richiamare l’attenzione sui disagi dei cinque centri dialisi esistenti (Vibo Valentia, Serra San Bruno, Soriano, Nicotera e Tropea).

Centri regolarmente in funzione, ma quotidianamente alle prese con problemi di varia natura. Dito puntato, quindi, contro il piano di rientro che con i suoi drastici tagli sta rendendo difficile il lavoro del personale medico e paramedico. L’accorato appello di Rosa Iannello mette a nudo le difficoltà di un settore in espansione in un territorio che vanta percentuali di nefropatie più alte che in ogni altra parte della regione. «Il personale – afferma la coordinatrice dell'Adet – è sottoposto a turni estenuanti per coprire il servizio, mentre la mancata sostituzione dei medici soggetti a pensionamento o trasferimento rende difficile la vita lavorativa». Tra l’altro, il blocco del turn over, oltre a impedire le assunzioni, ha ridotto al lumicino il numero degli infermieri. «Il rapporto medico-malati – sottolinea Rosa Iannello – è di 1 a 3, ma ormai si lavora con rapporto 1 a 4 il che costringe un operatore a lavorare in condizioni di stress poiché la terapia dialitica richiede una soglia d’attenzione sempre alta per 4 ore». Stesso discorso anche per gli operatori socio-sanitari la cui presenza a fianco dell'infermiere, pur essendo fondamentale, è stata ridotta da 6 a 3 ore. Alle difficoltà legate alla carenza di personale si aggiungono anche gli inconvenienti esistenti nei locali che ospitano il servizio dialisi. La responsabile dell’Adet fotografa una situazione insostenibile al nosocomio “Jazzololino”. «Il reparto – spiega – è ubicato alla fine di un lungo corridoio sul quale affacciano altri reparti per cui il dializzato, appena uscito dalla sala terapia, si trova a contatto con altre persone con seri rischi per la propria salute». Ma c'è di più e di peggio. «Gli ammalati con problemi di deambulazione – prosegue la Iannello – ogni mattina devono aspettare per almeno 40 minuti l’ascensore barellato che non arriva perchè a quell’ora viene utilizzato dal personale delle pulizie, mentre un altro ascensore, dopo anni, non è ancora utilizzabile perchè non collaudato».

A questi inconvenienti, nel racconto di Rosa Iannello, vanno ad aggiungersi «la mancanza di strumenti indispensabili come gli ecografi allo stato obsoleti e da dividere con altri reparti, senza contare che non c’è un locale da adibire a day hospital per i trapiantati o per gli stessi dializzati bisognevoli di controlli». Difficoltà anche per il centro dialisi di Serra San Bruno dove da tempo si aspetta il trasferimento del servizio in locali nuovi perchè quelli attualmente in uso presentano infiltrazioni di acqua piovana. Situazione al limite anche a Tropea. Qui due soli medici devono gestire il centro dialisi, che ospita 45 pazienti e non dispone di un ecografo al passo coi tempi. Infine, l’Adet lamenta anche i ritardi nel rimborso delle spese spettanti ai dializzati per i viaggi. L’insieme dei problemi sarà discusso nel corso di un incontro già richiesto ai vertici dell'Asp.

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