Amaroni

Bova: mi affido alla bravura degli inquirenti

«Ci sono le telecamere di videosorveglianza». Ferma condanna da parte del mondo politico

Bova: mi affido alla bravura degli inquirenti

Accertamenti più approfonditi da parte delle forze dell’ordine stabiliranno le modalità con cui i malviventi hanno messo in atto l’intimidazione. Soprattutto le immagini rilevate dall’impianto di videosorveglianza, di cui è dotata la villa di Bova, sono all’esame degli investigatori.

Il 3 aprile 2015, nella notte di Venerdì Santo, l’esponente politico dei “Democratici progressisti” aveva subito un episodio analogo con l’incendio di due sue automobili, Fiat “500L” e “Grande Punto”.

Il consigliere regionale ha affermato di escludere che l’episodio sia riconducibile alla sua attività professionale, considerato che ha rinunciato agli incarichi di difesa di persone accusate di reati di tipo mafioso. «Il mio sospetto, invece, è che la vicenda – ha aggiunto - sia riconducibile all’impegno profuso nella commissione regionale contro la ‘ndrangheta. Mi affido alla bravura degli inquirenti. Ci sono degli elementi, ci sono le riprese delle telecamere di videosorveglianza che hanno ripreso l’auto». «Come amministratori regionali – ha rilevato Bova – abbiamo imboccato la strada giusta: stiamo mettendo insieme associazionismo, istituzioni, sindaci, parlamentari, chiesa. Forse questo dà fastidio a qualcuno».

Bova ha detto di voler andare avanti in maniera più convinta sulla strada della legalità e della trasparenza. «In questo periodo - ha osservato - non sono l’unico ad aver subìto intimidazioni. Il mio pensiero va ai sindaci, agli amministratori comunali, ai giornalisti che subiscono attentati. I mass media, però, devono comunicare non solo che si è bruciata una macchina, ma che quell’amministratore resiste, non si piega. Ed attenzione a non cadere nei giochini dell’antimafia “parlata”.

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