Vibo

Clan Tripodi, il patrimonio in “cassaforte”

Il provvedimento di confisca eseguito da Carabinieri e Guardia di Finanza non solo a Portosalvo ma pure a Roma, Milano, Bologna e altre città del Nord. La decisione del Tribunale poggia tutta sul riconoscimento dell’associazione mafiosa

Clan Tripodi, il patrimonio in “cassaforte”

 L’esistenza della cosca è stata sancita il 4 febbraio scorso. È stato il gup distrettuale Domenico Commodaro a stabilire che il clan Tripodi di Portosalvo rappresentava una vera e propria holding economica, emanazione di una delle cosche di ‘ndrangheta più potenti della Calabria, ovvero i Mancuso di Limbadi, che fra le altre cose aveva messo nel mirino un appalto da 600 milioni di euro per la video sorveglianza in fibra ottica di Roma per ottenere il quale aveva offerto il proprio sostegno ad un candidato al consiglio regionale del Lazio. Ieri a distanza di oltre due anni da quell’operazione denominata “Libra”, coordinata dalla Procura distrettuale antimafia di Catanzaro, carabinieri e Nucleo di Polizia Tributaria della Guardia di Finanza, supportati dai reparti locali, nonché dai finanzieri dei nuclei di Polizia Tributaria di Milano, Bologna e del gruppo di Monza, hanno eseguito un provvedimento di confisca di beni per un valore di circa 37 milioni di euro, emesso dal Tribunale (sezione misure di prevenzione) su proposta della Direzione distrettuale antimafia di Catanzaro, nei confronti di esponenti e sodali della cosca di ‘ndrangheta “Tripodi”, ritenuti responsabili dei reati di associazione di tipo mafioso, trasferimento fraudolento di valori, usura, estorsione, illecita detenzione di arma comune da sparo e frode nelle pubbliche forniture (tutti reati aggravati dalle modalità mafiose).

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