CATANIA

Rifiuti, blitz Dia etnea contro boss e imprenditori

Tra gli arrestati anche un giornalista locale

Rifiuti, blitz Dia etnea contro boss e imprenditori

"C'è una mafia nuova, 2.0, che non appare, evita se può la violenza e che vuole soltanto fare affari. Ma la corruzione che non uccide le persone uccide la società. E lo fa con legami perversi tra mafia, amministrazione pubblica e imprese". Lo ha affermato il direttore della Dia, generale Giuseppe Governale, sull'operazione Gorgoni a Catania. "Il 'burocratese' e la corruzione - ha aggiunto il gen. Governale - consentono alla mafia di fare sempre grandi affari. E' una catena da spezzare. E con questa operazione abbiamo dato un segnale forte di presenza dello Stato. E per questo ringrazio la Procura di Catania che ci consente di monitorare bene il territorio".

La mafia arbitro 'giudice' chiamata a sistemare un contenzioso tra Comune e imprese in lite per un appalto. E' quanto emerge dalle indagini della Dia di Catania che ha fatto luce su un intreccio tra imprese, dipendenti comunali, amministratori e criminalità organizzata nell'assegnazione di appalti. A 'lamentarsi' con l'allora sindaco di Aci Catena, Ascensio Maesano, indagato, Vincenzo Guglielmino, amministratore di E.F. servizi ecologici, arrestato per mafia e corruzione, perché voleva riassegnato l'appalto che gli era stato tolto e assegnato a Rodolfo Briganti, rappresentante legale della Senesi, arrestato per corruzione. In quel caso, ricostruisce la Procura di Catania, c'è l'intervento del clan Cappello per mediare. Secondo l'accusa Guglielmino "lungi dal subire le prevaricazioni dei clan mafiosi operanti nei territori ove si svolge la sua attività di impresa, si rapporta in modo paritario agli esponenti più rappresentativi dei clan mafiosi catanesi, in particolare al clan Cappello e al clan Laudani, considerandoli al pari di qualunque altro interlocutore commerciale dal quale acquistare servizi". Al clan Cappello, al quale viene ritenuto organico, "regolarmente e periodicamente eroga sostanziose somme di denaro (quasi fosse da considerare un costo di esercizio dell'impresa) in cambio, da un lato, del più tradizionale dei "servizi" offerti, vale a dire la protezione da eventuali danneggiamenti ai mezzi di esercizio della propria impresa perpetrati da clan rivali sul territorio". Dall'altra parte, Guglielmino ha il "sostegno, rafforzato dalle tipiche modalità mafiose di intimidazione e soggezione, per l'affermazione e il mantenimento del monopolio delle sue imprese sul territorio, come anche per l'ulteriore ampliamento dei propri affari e, di conseguenza, dei propri introiti attraverso l'aggiudicazione di nuovi appalti".

E' Alfio 'Salvo' Cutuli, di 54 anni, cronista di Rei Tv e collaboratore del giornale La Sicilia, il giornalista arrestato per corruzione nell'ambito dell'inchiesta Gorgoni. Secondo l'accusa "avrebbe fatto da mediatore tra il rappresentante legale della Sinesi Spa, Rodolfo Briganti, e il sindaco pro tempore di Aci Catena, Ascenzio Maesano al quale faceva pervenire somme imprecisate di denaro ricevute dall'imprenditore per sostenere la sua futura campagna elettorale" .In cambio avrebbe chiesto di "ottenere l'annullamento delle sanzioni irrogate dal Comune alla Senesi nell'esecuzione dell'appalto". (ANSA).

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