CATANIA

Falsi incidenti stradali, ecco i nomi degli arrestati

Nell'inchiesta sono indagate in totale 64 persone

Falsi incidenti stradali, ecco i nomi degli arrestati

La banda sarebbe responsabile di 17 truffe ai danni di compagnie di assicurazione. Nell'inchiesta sono indagate in totale 64 persone. Gli arrestati sono Giovanni e Gaetano Pantellaro, rispettivamente padre e figlio, di 43 e 28 anni, e Angelo Ragusa, di 35. Agli arresti domiciliari è finito Giuseppe Alì, di 62. I divieti di dimora sono stati disposti per Alessandro Fichera, di 33 anni, Carmelo Moncada, di 61, ed Orazio Sapuppo, di 43. Il gruppo, capeggiato da Giovanni Pantellaro, avrebbe avuto come base operativa uno studio di infortunistica stradale di via Plebiscito, 'Infortunistica Stradale' - che è stato sequestrato - collocato strategicamente - dicono gli inquirenti - di fronte all'ingresso del Pronto Soccorso dell'Ospedale Vittorio Emanuele II, accorgimento che avrebbe consentito agli indagati di individuare i pazienti con lesioni che potevano essere in maniera stratta compatibili con un sinistro stradale, che venivano accompagnati durante la loro visita in Pronto Soccorso ed 'invitati' ad indicare un generico incidente stradale come causa delle lesioni. Le indagini hanno preso avvio da alcune aggressioni ai medici del Pronto Soccorso dell'ospedale, che hanno dato un valido contributo alle indagini. Il figlio di Giovanni Pantellaro, Gaetano, Ragusa ed Alì avrebbero coordinato l'attività degli altri associati, impartendo le necessarie indicazioni operative. Dalle indagini è emerso che molti pazienti, al momento della registrazione presso il triage, avevano sostenuto la natura accidentale del trauma, ma successivamente in sede di referto medico, avrebbero preteso che il medico di turno apponesse nello spazio dedito alla causale, la dicitura "incidente stradale", circostanza alla quale si sarebbero opposti due medici, che sono stati poi aggrediti. La vicinanza fisica all'ospedale avrebbe inoltre garantito ai componenti l'organizzazione di parlare con persone che lavoravano nel nosocomio senza necessità di contatti telefonici. (ANSA)

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