Lotta al caporalato

Altri tre arresti nel Ragusano

Si tratta di un comisano 49enne e di due fratelli di 48 e 41 anni di Ispica. Scoperti decine di lavoratori con paghe da fame. Tredici erano stati trovati dalla Polizia stradale in un vano di un camion stipati come sardine. Denunciate altre nove persone

Altri tre arresti nel Ragusano

RAGUSA – Tre arresti e nove denunce nel Ragusano a conclusione dell'operazione "Alto impatto Freedom" che ha interessato anche altre regioni d'Italia. Due aziende agricole di Ragusa e Ispica in particolare sfruttavano una quarantina di braccianti con paghe da fame in condizioni di degrado. Dei 126 braccianti agricoli sfruttati e sottopagati identificati, 27 sono italiani.

Nel giorno in cui la leader di Fratelli D’Italia Giorgia Meloni è stata in visita al mercato ortofrutticolo di Vittoria accusando l’Unione Europea e lo Stato di starsene con le mani in mano sul fenomeno del caporalato, un altro duro colpo allo sfruttamento agricolo è stato quindi inferto dalla polizia a livello nazionale con l’operazione «Alto impatto Freedom».

Negli Iblei le manette sono scattate per tre imprenditori agricoli, che si aggiungono agli altri tre arrestati negli scorsi giorni. Si tratta del 49enne di Comiso Giuseppe La Terra, titolare di un’azienda agricola in contrada Randello a Ragusa, e dei fratelli Emanuele e Massimo Giamblanco, di 48 e 41 anni, titolari di un’azienda in contrada Marza ad Ispica. Le indagini erano scaturite da un’attività di routine della polizia stradale, che, ad un normale controllo di un autoarticolato aveva scoperto, nascosti nel vano di carico, tredici operai coperti da un telone di plastica. I poliziotti hanno accertato che La Terra impiegava tredici braccianti agricoli di cui solo quattro avevano un contratto di lavoro. Cinque dei dipendenti albanesi erano clandestini. Anche in questo caso la paga per tutti era da fame, appena 25 euro al giorno per otto ore di lavoro. Accertate pure le gravissime condizioni di degrado nei magazzini trasformati in alloggi improvvisati per i braccianti.

Nell’azienda dei fratelli Giamblanco invece lavoravano circa trenta braccianti che, seppur quasi tutti ingaggiati, venivano sfruttati a 35 euro al giorno per 12 ore di lavoro. All’arrivo dei poliziotti, uno dei titolari aveva minacciato di licenziamento i dipendenti, se avessero riferito delle loro reali condizioni di lavoro. Gli altri tre soci, ovvero la moglie ed altri due fratelli dei titolari, sono stati solo denunciati. Altre sei denunce sono infine scattate per altrettanti titolari di aziende agricole, tra cui due di Vittoria ed Acate.

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