Vittoria

Omicidio Farath, arrestato un secondo romeno

Anche questi era alle dipendenze del nordafricano. Ha aiutato il connazionale ad uccidere l'uomo. Ricostruita l'intera vicenda che si è conclusa con la morte dell'immigrato

Omicidio Farath, arrestato un secondo romeno

Vittoria - Sono stati due romeni ad uccidere, il 14 aprile, il tunisino Abdessalem Farath. Entrambi erano alle dipendenze dell'immigrato. E lo hanno fatto fuori quando questi ha scoperto che avevano venduto prodotti agricoli senza dirgli nulla, impossessandosi del denaro. Davanti alla minaccia di una denuncia, uno lo ha colpito alla testa con un pezzo di ferro, mentre l'altro lo teneva fermo.

A questa ricostruzione, i carabinieri sono arrivati dopo giorni e giorni di serrate indagini e dopo aver arrestato il primo romeno, Iulian Alì, vent'anni, ritenuto l'autore materiale del delitto. Sarebbe stato lui, inoltre, a trasferire il corpo senza vita del tunisino dal podere a contrada Pozzo Bollente, abbandonandolo nei pressi dell'ex discarica comprensoriale. Quando il corpo è stato ritrovato, la testa era fracassata.

Nel corso delle indagini, è venuto fuori che Alì non aveva agito da solo, ma si era avvalso della complicità di un coetaneo connazionale, Marian Cristian Ciuraru, anch'egli dipendente di Farath ed impiegato nelle serre gestite dal tunisino. Ciuraru è stato posto in stato di fermo, come disposto dalla Procura di Ragusa, per il rischio concreto di una fuga. E' accusato di concorso in omicidio e concorso in occultamento di cadavere.

Secondo la ricostruzione fatta dai carabinieri tutto è cominciato da un diverbio tra Farath e Alì. Quest'ultimo reclamava il pagamento di alcune giornate lavorative. La situazione è degenerata quando il tunisino ha scoperto che Alì e Ciuraru avevano venduto, senza dirgli nulla, nove cassette di fagiolini raccolti nella sua serra. Avevano, ovviamente, intascato il denaro ricevuto. Farath ha minacciato di denunciare i due, facendo scattare la reazione dei due romeni. Alì ha afferrato una spranga di ferro, colpendo il suo datore di lavoro. Il complice, Ciuraru, per evitare reazioni del tunisino, gli ha bloccato le braccia dietro la schiena, mentre Alì infieriva con la spranga sulla testa del nordafricano.

Ucciso il tunisino, i due hanno deciso di sbarazzarsi del corpo, caricandolo sulla macchina del nordafricano. Alì si è messo alla guida, mentre Ciuraru si è allontanato. Il cadavere, come detto, è stato portato in contrada Pozzo Bollente e abbandonato accanto all'ex discarica.

Marian Cristian Ciuraru è stato rintracciato a Vittoria e condotto in caserma, dove, su disposizione del sostituto procuratore Marco Rota, è stato posto in stato di fermo. E' stato, quindi, trasferito nel carcere di Ragusa, dove già, da alcuni giorni, si trova recluso il suo complice.

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