Ragusa

Abusa della figlia della convivente

Gli agenti della squadra mobile hanno sottoposto a fermo di Pg un quarantenne. È accusato di violenza sessuale aggravata e atti sessuali con una minorenne. È stato scoperto grazie alla videosorveglianza di una casa di campagna disabitata. La bambina ha confermato ogni cosa

Abusa della figlia della convivente

Ragusa - Determinanti sono state le immagini della videosorveglianza di un casolare di campagna e il senso civico del proprietario dell'immobile, che ha subito chiamato la Polizia. È in questo modo che sono stati scoperti gli abusi di un quarantenne ragusano nei confronti della figlia della propria convivente. Una storia turpe che andava avanti da tempo e che ha trovato piena conferma nelle parole della bambina, che ha raccontato ogni cosa alle agenti della Mobile ed alla psicologa. Per il quarantenne si sono aperte le porte del carcere di Ragusa, accompagnato anche dalla denuncia della madre della bambina.

Tutto è cominciato quando un ragusano, notati alcuni oggetti spostati nel cortile della propria casa di campagna, è andato a guardare le riprese della videosorveglianza per capire cosa fosse accaduto. Esaminando le immagini, si insospettiva quando notava la presenza di un uomo e di un’altra figura rassomigliante ad una ragazzina di giovanissima età. Seppur non avesse subito alcun furto ed avendo appreso che il cortile di casa fosse stato utilizzato solo come luogo dove nascondersi per consumare atti sessuali, il ragusano avvisava la Squadra Mobile, il cui personale immediatamente andava ad analizzare le immagini.

L'uomo ripreso dalle telecamere è stato subito riconosciuto dagli agenti in quanto pluripregiudicato per altri reati. L’utilizzo di speciali software per la gestione delle immagini e l’abilità acquisita negli anni di indagini tecnico-scientifiche dalla Squadra Mobile hanno permesso di focalizzare l’attenzione sul soggetto nel giro di poche ore. Veniva concordato con il sostituto procuratore Marco Rota un intervento immediato per porre fine agli abusi. Un team di investigatori della Sezione Reati contro i minori ha ascoltato la bambina che con grande coraggio, nonostante la fisiologica paura, ha raccontato tutto alle poliziotte ed alla psicologa.

Un altro team di investigatori ha individuato l'uomo e l'ha accompagnato negli uffici della Squadra Mobile dove, messo davanti all'evidenza dei fatti, ha ammesso quanto accaduto e i precedenti abusi ai danni della figlia della donna con la quale conviveva. La madre della piccola, ignara di quanto il convivente commettesse in sua assenza, ha sporto querela contro l'uomo, avvisando anche il padre della bambina, il quale è pronto a presentare un'ulteriore denuncia.

Dal racconto della piccola, confermato anche dal soggetto abusante, è emerso che lui minacciasse di far del male a lei ed alla madre che la bambina voleva proteggere. E per questo subiva ogni caso, restando in silenzio. Gli abusi avvenivano da anni dal racconto della bambina. È emerso che l’uomo non era la prima volta che portava la piccola in zone di campagna in casolari abbandonati o case disabitate, così da non essere visti da chi avrebbe potuto informare le forze dell'ordine.

Al termine delle brevi indagini, la Squadra Mobile ha condotto il quarantenne in carcere, dove è stato sistemato un reparto speciale dedicato ai sex offender in attesa del giudizio. Il gip del Tribunale ha convalidato il fermo, tramutandolo in arresto e confermando la detenzione in carcere.

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