Vittoria

Postino ucciso, i familiari diffidano lo Stato

Gli avvocati Giuseppe Nicosia e Anna Iachella hanno notificato una diffida stragiudiziale alla Presidenza del consiglio dei ministri, ai ministeri della Giustizia e dell'Interno ed alla Prefettura di Ragusa. Si chiede il risarcimento alla famiglia di Ivano Inglese, ucciso nel 2012

Tribunale di Ragusa

Vittoria - Lo Stato risarcisca la famiglia del giovane postino vittoriese Ivano Inglese, ucciso a Vittoria il 20 settembre 2012 ed il cui delitto è rimasto impunito. La richiesta parte dalla famiglia ed è firmata dagli avvocati Giuseppe Nicosia e Anna Iachella. La diffida è indirizzata alla Presidenza del Consiglio dei Ministri, al Ministero della Giustizia, al Ministero dell’Interno e alla Prefettura di Ragusa. L'obiettivo è quello di costituire in mora gli organi dello Stato per il risarcimento dei danni subiti dai genitori in seguito all’uccisione del figlio.

«Fermo restando l’impegno della Procura di Ragusa - spiegano i due legali - che si è profusa in indagini a tutto campo e che va elogiata per l’attività svolta, riteniamo che lo Stato non possa disinteressarsi dei delitti che restano impuniti e ne debba rispondere sia che l’autore o gli autori siano rimasti sconosciuti, sia che gli stessi non siano solvibili. Del resto - aggiungono - è quanto dispone una direttiva CEE del 2004 rimasta ad oggi sostanzialmente, ed in larga parte, disapplicata dal nostro Paese, che, per tacitare la Corte di Giustizia europea, ha emanato nel luglio di quest’anno una legge che di fatto è inapplicabile e viola la Costituzione, tant’è che la stessa Corte di Giustizia europea, in ottobre, ha sanzionato l’Italia».

Da qui la decisione di chiede al governo italiano «di applicare, in favore dei familiari di Ivano Inglese, quanto disposto dalle direttive europee e di risarcire loro i danni derivanti dall’uccisione di una vittima innocente. Poiché prevediamo che lo Stato sarà, ancora una volta, sordo ed arcigno nei confronti di quelle che sono le vere vittime, annunciamo già da adesso che, decorso il termine assegnato, avvieremo il contenzioso nelle sedi opportune e con ulteriore danno erariale, ma riteniamo che questa battaglia che è etica, ancorché giudiziale, debba essere affrontata».

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